Ci avevano detto che il lavoro precario è l’altra faccia della piena occupazione.
Ci avevano spiegato che se vuoi che si riempiano tutti gli interstizi del lavoro, anche quelli che stanno aperti per poco, bisogna che il lavoro si adatti alle fessure, diventi interstiziale.
Questo ragionamento si reggeva sull’assunto che, veniva detto con sicurezza, gli interstizi del mercato del lavoro fossero tanti. Erano così numerosi che tu potevi saltare da un appiglio all’altro come un free climbing della vita.
Certo, mancava la sicurezza. Ma la scalata è eccitante proprio perché non c’è sicurezza. Avete mai visto uno Scoiattolo delle Dolomiti che si porta dietro un paracadute?
Adesso però anche gli interstizi, le fessure, sono finiti e siamo ancora sulla parete.
Sacconi sembra aspettare che vengano giù uno dopo l’altro, come foglie d’autunno.
Serve una rete di sicurezza per tutti. Non per l’eternità, ma per superare il punto più scuro della crisi.
Che so, un anno? Fino alla metà del 2010?
Ma questo va fatto subito, prima che cominci la chiusura delle aziende.