Venerdì 17 aprile il TG 1 mostrava le immagini dei terremotati abruzzesi che si spartivano le cuccette di un angusto scompartimento di un vagone ferroviario di Treno Notte.
Nello stesso momento, presso i ministero delle infrastrutture, auspice Matteoli, si stava firmando l’accordo-contratto per avviare la fase finale (progettazione esecutiva e realizzazione) del Ponte sullo Stretto di Messina.
Perché questo accostamento? Perché il Ponte sullo Stretto costa già adesso, senza calcolare gli imprevisti, 7 miliardi di euro, più o meno quanto costa la ricostruzione dell’intera area colpita dal sisma e per la quale il governo si esercita in trovate impudenti e un po’ oscene per reperire i soldi che ci vorrebbero e che non ci sono.
Ghedini, ad Anno Zero, con il suo sguardo inquietante da extraterrestre, ci ha mostrato giovedì sera un disegnino a colori nel quale, come in una torta nuziale a più piani, si descriveva la futura new town che dovrebbe sostituire la città dell’Aquila, lasciata evidentemente come un rudere abbandonato sul colle, monito di una passata grandezza.
Prima Ghedini poi l’accordo sul Ponte. E’ stato un venerdì nero per gli sfollati nelle tende.
Adesso capiscono cosa vuol dire chiamarsi Impregilo. Lo sapevano già gli abitanti della Campania, che erano in credito verso l’Impregilo del fallimento della costruzione dell’inceneritore di Acerra. Ora lo sanno anche gli aquilani. Vai a vedere che alla fine il general contractor cui sta pensando Berlusconi per la costruzione della new town è proprio la cara, vecchia Impregilo?
Mentre si svolgono queste grandi manovre la situazione sui campi è sempre meno sopportabile. L’impegno che vorremmo venisse preso da Berlusconi non è quello della luna nel pozzo di una ricostruzione in 28 mesi ma almeno quello di passare dalle tende ai ricoveri duraturi, entro un mese dal sisma, poiché dopo qualche settimana la vita sotto le tende diventa disagevole e i tempi della ricostruzione non sono di qualche mese ma di qualche anno.
Bisogna entro un mese sostituire le tendopoli con dei villaggi formati da unità edilizie prefabbricate, possibilmente monofamiliari, dotate di tutti i servizi ritenuti essenziali per gli standard di vita attuali. I containers non vanno bene per essere adibiti ad abitazioni: il loro impiego deve essere limitato all’uso per uffici, sevizi o magazzini.
Facciamo subito queste cose essenziali. E’ un debito che abbiamo innanzi tutto con il coraggio e con la forza d’animo di quelli che nel terremoto hanno perduto quasi tutto, affetti e beni. E’ un debito da pagare anche per cancellare l’impressione che la passerella infinita dei ministri e di Berlusconi nei luoghi del terremoto sia stata solo uno spot pubblicitario.
il ponte gli serve perché lì ci sono interessi più importanti di quelli di una piccola regione come l’abruzzo, sulla quale tra poco cominceranno a mangiare tutti quelli che finora hanno mangiato in sicilia, in calabria, in campania, ecc.
basta farsi un giro sulla salerno-rc per capire dove vanno a finire tutti i soldi dei contributi a perdere, degli aiuti a pioggia, delle finte ricostruzioni. la verità è che la gente ci guadagna su queste cose, tantissima gente. E contnuerà a starci bene così, fino alla prossima tragedia
Trovo agghiacciante che in un momento così drammatico per il paese, il governo proceda in un progetto faraonico di più che dubbia utilità, in odor di mafia e corruzione.
E’ una coltellata agli Italiani tutti (Impregilo e mafie escluse), una atroce beffa per l”Abruzzo.