Secondo una ricerca condotta nel 2008 da Ernst&Young sulla base delle opinioni di un campione rappresentativo di 834 decision maker internazionali, peggiora la situazione dell’Italia nella classifica dell’attrattività degli investimenti esteri. Il 60% degli intervistati ha dichiarato di “non considerare l’Italia come uno dei paesi dove poter effettuare un investimento nell’immediato”. Trasparenza e stabilità del clima politico, tassazione delle imprese e flessibilità del lavoro sono considerati i principali fattori negativi.
Da anni i principali paesi europei si sono dotati di agenzie per l’attrazione degli investimenti esteri a livello nazionale, regionale e locale (Comuni e Province). Tali soggetti hanno come mission la promozione del loro territorio quale location ideale per aziende interessate ad espandersi. In Italia, per contro, vi è un’agenzia nazionale, Invitalia (ex Sviluppo Italia), che ha cambiato strategia varie volte nel corso degli ultimi anni, con il susseguirsi dei governi in carica, distinguendosi per l’inefficacia della sua azione.
In Italia bisogna dunque invertire la rotta e fare dell’attrattività degli investimenti una leva importante per lo sviluppo economico e industriale.
Per promuovere dinamiche di sviluppo sostenibili è necessario dare corpo ad una robusta politica di attrazione di investimenti esteri che abbiano funzione di volano rispetto al consolidamento del tessuto imprenditoriale locale e che offrano nuove opportunità occupazionali.
Le proposte dell’Italia dei Valori a riguardo sono molto chiare:
- Avviare una programmazione di lungo periodo che miri alla valorizzazione degli aspetti di forza di ciascun potenziale insediamento
- Creare strutture dedicate che assicurino assistenza in tutte le fasi di realizzazione dell’investimento (istituzione di agenzie regionali per l’attrazione di investimenti che agiscano sotto il coordinamento di un’agenzia nazionale più proattiva e efficiente nel promuovere l’immagine del paese all’estero)
- Integrare gli interventi di contesto (slancio innovativo sul fronte della formazione e del sistema imprenditoriale locale, semplificazione della burocrazia) con efficaci attività di promozione che facciano leva sui canali istituzionali all’estero (i.e. ambasciate e camere di commercio)
- Introdurre più efficaci sistemi di valutazione che consentano di individuare l’impatto degli investimenti, realizzati con il sostegno finanziario di fondi pubblici e/o europei, sul sistema economico dell’area beneficiaria vincolando la pianificazione di nuovi interventi e la concessione di ulteriori finanziamenti pubblici ai risultati ottenuti in fase di valutazione ex post.
In questo modo è possibile creare un sistema infrastrutturale all’avanguardia in grado di rendere l’Italia una location ideale per le nostre imprese e per l’arrivo di aziende estere.
Questo articolo è stato redatto sulla base del prezioso lavoro di approfondimento svolto dall’Osservatorio Politico Europeo dell’ IdV a Bruxelles.
Condivido che tutto quello che si puo’ fare per attirare investimenti debba essere fatto, tuttavia l’Italia non e’ in condizione e non lo sara’ per lungo tempo di attirare posti di lavoro e capitali per varie ragioni:
tassazione: In irlanda il paese piu’ favorevole in Europa agli investimenti esteri la tassa sui capital gain ed i salari e’ intorno al 20% in Italia entrambi sono piu’ del doppio.
Gli sgravi fiscali famosi dei governi italiani sono sempre stati un motore del clientilismo e delle truffe, prendi i soldi e scappa. Solo tagli fiscali consistenti possono attirare investimenti, pero dato il disastroso debito pubblico c’e’ lo possiamo scordare.
Personale qualificato: le imprese investono in paesi che offrono personale qualificato a buon prezzo (n.b. non necessariamente a basso prezzo), in Italia chi ha qualificazioni scappa dal paese, le universita’ sono diventati delle fabbriche di favori e corruzione, l’inglese non si parla o si parla malissimo, le nuove tecnologie stentano ad apparire in un paese di vecchi, che pensa da vecchio.
Immaggine: la piu’ importante per i mercati, la percezione del sistema-paese e’ tutto, i politici in altri paesi si dimettono piuttosto di macchiare la reputazione dei governi e dei paesi. In Italia abbiamo una classe politica che fa ridere, un primo ministro che viene visto all’estero come un clown, un sfilza di ministri che fanno ridere agli stranieri e piangere agli italiani appena ripresi dalle telecamere, lo stereotipo dell’italiano corrotto, ladro, nullafacente, lecchino e ruffiano certamente non viene combattuta dagli interminabili eventi ridicoli dei politici che vengono puntualmente ripresi dai giornali esteri.
Uno investirebbe in una impresa con dirigenti come questi, sicuramente no!