Politiche commerciali, istruzioni per l’uso - Verso l’Europa - 4

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Vi parlo oggi delle linee programmatiche di IdV riguardo al delicato tema delle politiche commerciali, ambito in cui l’ Osservatorio Europeo IDV ha definito interessanti e lungimiranti proposte volte alla promozione del nostro paese in Europa e all’impostazione di una strategia di ampio respiro finalizzata all’aumento di competitività delle piccole e medie imprese, vero motore trainante dell’economia.

Come siamo messi?

Appare ormai appurata la teoria del “vantaggio comparativo” dell’economista Pareto. In base a tale teoria, i Paesi si specializzano a produrre ció che sanno fare meglio e nelle migliori condizioni, secondo la combinazione dei propri fattori di produzione. In seguito i Paesi scambiano il surplus di tali prodotti con altri prodotti provenienti da altri Paesi, specializzati in altre produzioni. Ció spiega il nesso causale tra liberalizzazione del commercio e la crescita economica. Infatti, le politiche commerciali liberali accrescono la concorrenza, incoraggiano l’innovazione e generano ricchezza, accrescendo il PIL delle nazioni. Gli Stati aderenti all’Accordo generale sulle tariffe e il commercio (GATT) prima e - in seguito - all’Organizzazione Mondiale per il Commercio (OMC) hanno già attuato, con negoziazioni multilaterali, strategie di liberalizzazione progressiva degli scambi commerciali. Oltre a liberalizzare progressivamente il commercio di beni e servizi, queste negoziazioni hanno anche cominciato a trattare altre tematiche correlate al commercio, quali gli aspetti sociali ed ambientali, gli aspetti del diritto della proprietà intellettuale legati al commercio, le indicazioni geografiche, gli aspetti detti “di Singapore” (investimenti esteri, concorrenza, trasparenza degli appalti pubblici, facilitazione degli scambi). 

Attualmente sono in corso i negoziati del Doha Round, lanciati a Doha (Quatar) nel 2001. Il programma di Doha prevede un “trattamento speciale e differenziato” volto ad introdurre clausole particolari negli accordi, in modo da far beneficiare i paesi in via di sviluppo di regimi speciali più favorevoli, volti - ad esempio - ad accordare loro periodi di transizione più lunghi, un’assistenza tecnica per la messa in opera delle decisioni del Round, oppure concessioni doganali minori o nulle rispetto a quelle operate dai paesi indistrializzati. Al fine di rilanciare il proprio sviluppo economico, l’Unione Europea ha rivitalizzato nel 2005 la strategia europea di Lisbona (iniziata nel marzo 2000) attraverso un programma decennale incentrato sulla crescita economica e l’occupazione. 

Cosa propone IdV?

Il tessuto aziendale italiano é principalmente costituito da piccole e medie imprese. É notorio che tali imprese abbiano scarse risorse e competenze da destinare alle strategie ed ad azioni di internazionalizzazione. Visto che la liberalizzazione derivante dalla conclusione del Doha Round comporterà un’accresciuta competizione aziendale ed una maggiore competizione tra Paesi nell’attrarre investimenti esteri, appare necessario:

  1. Preparare adeguatamente soprattutto le piccole e medie imprese alla crescente liberalizzazione e trasparenza negli scambi internazionali;
  2. Attivare azioni mirate di informazione e formazione a tali sfide, attraverso adeguati strumenti e con l’appoggio dei fondi comunitari dedicati (Fondo sociale, Fondo di coesione, Fondo europeo di aggiustamento alla globalizzazione);
  3. Nell’ottica dell’approccio CE del partenariato rafforzato per il miglior accesso ai mercati esteri, appare opportuno attivare gli organi Italiani preposti (Ministero Affari esteri, Confindustria, Associazione Camere Commercio estere, Mondimpresa, ICE) ad un monitoraggio permanente delle problematiche commerciali incontrate dagli operatori italiani nell’acceso ai mercati esterni dell’Unione.

Prospettiva in Italia.

In ambito italiano, a seguito della liberalizzazione del Doha Round,  per effetto degli abbassamento dei dazi nei paesi extraCE di tradizionale esportazione italiana, quali USA, Canada, Giappone, apparirebbero “vincenti” i seguenti settori: tessile (moda), chimico, elettrotecnico; apparirebbe invece “perdente”, ad esempio, il settore del tonno, che passerebbe da settore protetto “agricolo” a settore “industriale” e liberalizzato.

Questo articolo è stato redatto sulla base del prezioso lavoro di approfondimento svolto dall’Osservatorio Politico Europeo dell’ IdV a Bruxelles.



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