Verso l’Europa - 1: l’ambiente

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Il tema dell’ambiente è strettamente legato con quello di sviluppo (sostenibile). Sino ad oggi lo sviluppo industriale ed economico ha progredito a discapito dell’ambiente e in virtù di uno sfruttamento devastante delle risorse naturali. D’altra parte fino a qualche decennio era diffusa, oltre che difficilmente contrastabile, l’idea di un pianeta da sfruttare fatto di risorse infinite in grado di supportare le magnifiche sorti e progressive delle nostre società in evoluzione.  

Oggi si tratta di ripensare lo sviluppo economico e i modelli di produzione e di consumo sulle esigenze di qualità della vita dei cittadini europei – e mondiali. Lo sviluppo non può più essere misurato solo come crescita quantitativa di beni e servizi a prescindere dal consumo di risorse naturali e dagli impatti ambientali: una crescita ad alto consumo di risorse e energia e alta produzione d’inquinamento rischia di produrre crisi ecologiche e distanze sempre maggiori tra più ricchi e più poveri. E’ sviluppo insostenibile anche socialmente, incapace di mantenere le aspettative che alimenta: e non in grado di generalizzare benessere e promuovere sviluppo umano. Sono dunque necessari interventi diversi e complementari:

Ricerca
sviluppare una ricerca pubblica al servizio dello sviluppo sostenibile, nelle aree a forte impatto ambientale, e associare la società civile al processo di selezione degli assi fondamentali di questa ricerca.

Fiscalità
Se il costo dell’impatto ambientale – smaltimento dei rifiuti, emissioni di CO2 – non è conteggiato nei prezzi di mercato (es: benzina o carbone) durante questa generazione il costo sociale è pagato da una parte della popolazione, e la prossima pagherà i costi ambientali: scioglimento dei ghiacciai, innalzamento del livello del mare, ecc. E’ essenziale ristrutturare l’intero sistema economico e includere nei prezzi i costi indiretti, orientare il consumo delle risorse naturali, attraverso la crescita progressiva della fiscalità sulle risorse naturali e energetiche (p. es. un’imposta CO2), compensata da una riduzione della fiscalità sul lavoro.

Educazione
dare a tutti l’opportunità e la capacità di comprendere la posta in gioco sull’utilizzo delle risorse ambientali, attraverso campagne di comunicazione pubbliche per condividere l’adesione ai mutamenti necessari.

Integrazione nelle altre politiche
L’approccio “sostenibile” va integrato nella definizione di tutte le politiche pertinenti, (economiche, dei trasporti, per la ricerca, ecc.) e non può prescindere da efficaci politiche pubbliche – capaci di regolare il prelievo di risorse e gli impatti ambientali – e dall’elaborazione di strumenti di valutazione dell’impatto di queste politiche.

Economia
 o La sfida ecologica può generare una fantastica creatività industriale: l’UE potrà riconquistare un ruolo di primo piano nello scenario geo-politico, e in particolare essere al primo posto mondiale per le tecnologie “verdi”. 
 o Un’ambizione rinforzata verso le fonti rinnovabili non solo ridurrà la dipendenza rispetto alle importazioni d’energia “fossile”, ma creerà anche centinaia di migliaia di posti di lavoro (tra i 600 000 e i 900 000 nell’UE-27 secondo la Commissione).
 o C’è un legame tra crisi sociale, finanziaria e ecologica.  Sono necessarie azioni verso i paradisi fiscali, ed è importante ri-orientare gli investimenti (p. es. verso imprese che rispettano condizioni minime sul piano ambientale) anche per i Fondi Pensione, per evitare che generino poi “debiti ambientali”.
 o Informare attraverso l’etichettatura, per permettere decisioni fondate degli attori economici (p.es. apporre sui prodotti l’impronta ecologica o le emissioni di CO2).

Energia
 o Ridurre il consumo energetico globale del 25 % entro il 2020 (attraverso lotta agli sprechi, vietando l’introduzione di prodotti che non rispettano un’efficacia energetica minima, imponendo norme d’isolamento più efficaci per i nuovi edifici).
 o Coprire il 25% dei bisogni a partire da fonti energetiche rinnovabili entro il 2020.

Trasporti
 o Incentivare i trasporti pubblici, con speciale attenzione alle energie rinnovabili.
 o Investire nell’infrastruttura ferroviaria per svilupparne le capacità (il costo per km della costruzione / re-destinazione di una linea è simile a quello delle autostrade).
 o Scoraggiare la costruzione di nuovi aeroporti o l’estensione di quelli esistenti, in quanto soluzioni dal forte impatto ambientale, e non in grado di garantire uno sviluppo sostenibile a medio - lungo termine per le aree interessate.

Governance 
 o Organizzare processi di consultazione e dibattito dei cittadini per tutte le grandi decisioni legate alle urgenze ecologiche. Ad esempio, una ridefinizione in maniera condivisa e comprensibile a tutti, sulla base di un dibattito aperto e trasparente, di nuovi strumenti per facilitare un re-orientamento della società: stabilire entro 2010/2011 un indicatore “sintetico” che misuri la nostra “Impronta Ecologica” che abbia lo stesso livello e la stessa importanza del PIL.  Infatti, la scelta di prediligere alcuni indicatori come il PIL (che misura la crescita delle merci scambiate con denaro, e non fa distinzione tra attività che contribuiscono al benessere e quelle che lo diminuiscono) non è neutra, ma contribuisce a costruire la nostra visione del mondo e a misurare l’impatto delle politiche.
 o Comuni e province rappresentano snodi imprescindibili per la gestione operativa delle misure di lotta ai cambiamenti climatici, dal trattamento dei rifiuti al riciclo e allo smaltimento “eco-compatibile”. E’ indispensabile dotare gli enti locali di risorse finanziarie – legate a dinamiche virtuose e non distruttive delle risorse ambientali – per assolvere appieno le proprie funzioni.
 o Facilitare l’accesso alla giustizia per una migliore protezione dell’ambiente. 

Dimensione internazionale
 o Accrescere la capacità d’influenza del nostro paese in favore dell’ambiente a livello internazionale.
 o Evitare d’esportare gli impatti ambientali delle nostre attività internazionali (p. es. sommettendo gli aiuti alle esportazioni a delle valutazioni d’impatto ambientale). 

Questo articolo è stato redatto sulla base del prezioso lavoro di approfondimento svolto dall’Osservatorio Politico Europeo dell’ IdV a Bruxelles.



Una risposta to “ Verso l’Europa - 1: l’ambiente ”

  1. Alessio scrive:

    Dalle parole che leggo inferisco che Paolo Brutti conosce la “teoria della decrescita serena” (v. Georgescu-Roegen, Latouche, Pallante) e magari pure la “teoria dei sistemi complessi”. Già la prima da sola è un’ottima ragione per sostenere e votare Paolo Brutti.

    Il paradigma economico attualmente dominante ha come nucleo “la crescita economica infinita”, ha come nucleo dunque un errore scientifico che non si vuole mettere in discussione, tant’è che si può definire, quello attuale, più propriamente come “paradogma”.
    L’errore scientifico consiste nella trascuratezza del 2° principio della termodinamica, il quale insegna che ogni trasformazione di energia in lavoro comporta il degrado di parte di questa energia in calore, il quale degrado è una perdita irreversibile di energia utile.
    Discorso analogo vale per la materia, che dell’energia è un’emanazione.
    Il 2° principio recita l’altissima improbabilità teorica, quasi un’impossibilità pratica, di una resa (o rendimento) del 100% di una macchina termica. La tecnologia può e deve minimizzare la perdita e dunque massimizzare la resa. Da qui l’importanza dell’investimento in R&S (importanza che infatti Paolo Brutti riconosce).
    Il problema trascurato dall’attuale economia capitalista sovrapproduttivista è questa altissima improbabilità teorica (impossibilità pratica) di una crescita infinita del PIL in un mondo dalla risorse finite cioè limitate.
    La crescita demografica ed economica tendente all’infinito non possono che portare a gravissime conseguenze: con esse crescono pure le guerre per le risorse, l’inquinamento con danno tanto all’ambiente quanto alla salute di chi l’ambiente lo abita.
    Bisogna stare attenti alla formula “sviluppo sostenibile” perché se esso rientra inconsapevolmente nell’ottica della crescita economica infinita, come troppo spesso succede, allora si tratta solo di ridimensionare in misura insufficiente il danno già in corso. Uno dei vantaggi principali della tecnologia sostenibile è il risparmio di risorse, ma se restiamo all’interno del paradogma di cui sopra, queste risorse una volta risparmiate da una parte subito vengono impiegate in un’altra parte, cioè in altre attività economiche produttrici di merci e servizi che rubano la vita più che migliorarla.
    In poche parole chi propone la “decrescita” propone la decrescita dell’attuale sistema economico FINO AL PUNTO DI EQUILIBRIO COLL’ECOSFERA, CIOè FINO AL PUNTO DI EQUILIBRO COLLA CAPACITà DI RESILIENZA DELL’ECOSFERA. La “resilienza” di un sistema complesso è la sua capacità di assorbire le perturbazioni senza sconvolgimenti, perturbazioni quali consumo e smaltimento di risorse. La capacità di resilienza dell’ecosfera comprende dunque pure la capacità di “rigenerazione” delle risorse naturali usate dagli esseri umani.

    Lavorando meno si produce meno, producendo meno si consuma meno, consumando meno restano tante risorse, quali tempo ed energia mentale-fisica, libere per essere godute nella vita vera e propria, per essere cioè usate per coltivare i propri talenti e passioni, l’amicizia, l’amore, la famiglia, il gioco, la filosofia, l’arte, la scienza, ecc.

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