Sulla Merloni c’è aria di ammaina bandiera. Questo nonostante l’impegno forte, che deve essere riconosciuto, del sindacato e dei lavoratori. Il punto è che senza il concorso delle istituzioni, dei partiti e delle forze economiche la Merloni non ricomincerà a vivere. In giro si sta diffondendo un’aria di rassegnazione che bisogna assolutamente combattere. Si sente parlare, come se fosse un obbligo ineluttabile, che i bandi di vendita andranno deserti e che poi non resterà da fare altro che portare i libri in tribunale. Non capisco quali interessi si vogliano servire con tanto precipitosa ritirata. Quelli delle banche creditrici? Quelli della proprietà che vuole seppellire definitivamente le sue responsabilità? Quelli di chi vuole fare una speculazione immobiliare sulle aree dismesse? Tutti capiscono che la morte di una fabbrica che ha più di mille addetti diretti e più di millecinquecento indiretti in un comprensorio dell’Umbria di soli settanta mila abitanti e già duramente colpito da altre crisi industriali, sarebbe un colpo irreversibile per l’economia di un territorio non marginale, che avrebbe ripercussioni per tutta la realtà produttiva dell’Umbria. Questo dato non può essere sottaciuto da nessuno e la gravità estrema della crisi non può essere nascosta in alcun modo. Ma non c’è nessuno che non veda che proprio questa gravità eccezionale e questa difficoltà generale dell’apparato produttivo della nostra regione e di quelle vicine rende molto difficile trovare imprenditori che non siano degli speculatori e vogliano scommettere sul futuro. Noi ci aspettiamo che il Governo, la Regione e la Confindustria sappiano mettere in campo in modo coerente uno sforzo congiunto per individuare ed agevolare soluzioni imprenditoriali adeguate. Questo sforzo ancora non è stato compiuto o non è stato compiuto in modo sufficiente. In altre situazioni ci si è mossi con molta maggiore assunzione di responsabilità dirette. Anche andando oltre il segno e oltre le necessarie agevolazioni, come nel caso dell’Alitalia, dove l’impegno del Governo e delle istituzioni hanno praticamente regalato l’Alitalia alla cordata dei capitani coraggiosi. Un azienda di quasi seimila addetti, tra diretti e indiretti nell’Umbria e nelle Marche, vale per queste regioni più della crisi Alitalia per l’intero paese e richiederebbe uno sforzo equivalente. Qualcuno sostiene, con qualche ragione, che l’affacciarsi di nuovi imprenditori può non essere dietro l’angolo. Se è così non vedo altra soluzione nell’immediato che far perdurare lo stato di crisi e gli ammortizzatori sociali per tutto il tempo necessario. Altro che libri in tribunale e tutti a casa! Ecco una prima proposta semplice: La cassa integrazione deve proseguire, fino alla conclusione positiva della vicenda. Occorre ancora un anno, o due anni o magari di più? Si procede con gli ammortizzatori sociali. Il reddito degli ammortizzatori sociali è insufficiente per molte famigli di operai della Merloni? Si pensi ad integrazioni del reddito da parte della Regione e delle istituzioni, nelle forme consentite dei corsi di formazione e dei sussidi. Si estendano i benefici degli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori dell’indotto. Si consenta di poter cumulare la cassa integrazione con attività di lavoro saltuarie, ma regolari, senza decadere dal beneficio.Tutto questo e altro sarebbe possibile se ci fosse la volontà politica del Governo e delle istituzioni e l’impegno del mondo imprenditoriale. Si annuncia un incontro di verifica col Ministro Scajola: sia quella l’occasione di stabilire una strategia non emergenziale, di medio periodo, che dia la possibilità di ispezionare nuove e diverse soluzioni, che richiedono tempi adeguati e interventi commisurati. L’IdV, con Antonio Di Pietro, interpellerà il Governo in Parlamento in modo urgente su questo enorme problema, chiedendo impegni concreti e non generiche rassicurazioni. Intanto salutiamo con soddisfazione l’iniziativa della Provincia di Perugia per un suo intervento fattivo sulla Merloni e siamo a disposizione di quanti, tra gli imprenditori e le forze economiche, vogliano usare della nostra disponibilità per avanzare contributi reali di idee ma soprattutto di proposte imprenditoriali. Se ci perverranno proposte imprenditoriali serie e convincenti non avremo remore a metterci la faccia e a sostenerle. Non siamo, come invece molti altri, del partito dei Ponzio Pilato.