Web camera in aula e politica meno cara

Utilizzare la web camera in Consiglio regionale e in Giunta può sembrare un piccolo gesto ma non lo è. Sta alla base del patto che stabiliamo con gli elettori, non con quelli che urlano “siete tutti ladri”, ma con coloro che si documentano prima di parlare. Vedere all’opera i propri amministratori, anche nelle sedute più “scomode”, è la garanzia migliore per rendere conto del proprio operato e anche per mostrare le oggettive difficoltà di chi è chiamato a decidere.

La camera web, però, non basta. Il patto etico che tutti i candidati nazionali dell’Italia dei Valori hanno sottoscritto conta 102 articoli (http://www.antoniodipietro.com/documenti2/Codice_etico_idv.pdf), entra nella carne del conflitto tra potere e legalità, non si ferma alla rinuncia di qualsiasi carica in caso di condanne per fatti penalmente rilevanti ma scardina il meccanismo dei conflitti di interesse, insidiosi e a volte perfino inevitabili in piccole comunità come la nostra. Il primo articolo invoca l’anagrafe patrimoniale per gli amministratori e per tutti i dipendenti della pubblica amministrazione, in modo che saltino agli occhi mazzette e dazioni illecite. Gli onesti non hanno nulla da temere: è il malaffare che ci rende poveri e se pensate che questo atteggiamento sia esagerato provate ad applicarlo nelle regioni dominate dalla malavita (Campania, Calabria, Sicilia, parte della Puglia) o nei centri del nord, dove la corruzione dei pubblici dipendenti viaggia dai quattro zeri in su.

Il risanamento dei nostri conti passa anche attraverso tagli netti. Vanno eliminate le Comunità montane e gli apparati intermedi, mettendo il personale a disposizione dei Comuni o delle Province, riattribuendo importanza a questi enti e smantellando la miriade di inutili poltrone che costano un occhio della testa alla comunità: si tratta di politici trombati per manifesta incapacità o, addirittura, di gente scomoda  se messa al posto di comando (e allora è bene che resti dentro il partito a battagliare).

Allo stesso modo vanno riorganizzati e ridimensionati gli enti e le agenzie subregionali. Va fissato un tetto alle retribuzioni dei pubblici amministratori, mettendo nel conto anche i compensi “trasversali”, le consulenze, i benefit di natura non economica, coinvolgendo in questo anche le aziende miste, comprese quelle costituite in forma di società di capitali. Le consulenze devono essere un contributo straordinario e di durata contenuta. Occorre fissare un limite alle spese di rappresentanza. Chi va al supermercato vede con quanta attenzione i cittadini leggono i prezzi dei prodotti: facciamola finita con questi buffet inutili e volgari.

Per chiudere mi permetto un consiglio. Quando sentite un amministratore lamentarsi degli acquedotti che perdono metà delle risorse, rispondete “lei ha perfettamente ragione. Ma cosa mi dice dell’acquedotto della politica? Quante perdite ci sono a discapito di noi cittadini-affluenti?”.

Dalla sua risposta (sempre che risponda) capirete molte cose.



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