Rifondazione Comunista disegna un’analisi della situazione dell’Umbria che condivido pienamente. Valutazioni che si possono così riassumere. L’Umbria ha una struttura produttiva gracile, dominata dalle attività legate all’edilizia e alle costruzioni, con un rapporto equivoco con la pubblica amministrazione, dalla quale riceve permessi di cava, di cementificazione, di demolizione di interi contrafforti di colline. In questo mondo è molto sviluppato il lavoro nero e irregolare, le fornaci del cemento sono utilizzate per bruciare rifiuti, gli incidenti suol lavoro sono all’ordine del giorno e tutti campano bene con le elargizioni pubbliche, massime quelle della ricostruzione delle zone terremotate. Infine questi capitani d’industria si sono recentemente specializzati in un’altra lucrosa attività. Aspettano le crisi industriali, gli abbandoni degli stabilimenti, le delocalizzazioni, per acquistare a prezzi di svendita le aree industriali dismesse per trasformarle, col beneplacito delle amministrazioni locali, in aree fabbricabili, in palazzine e centri commerciali, come è accaduto, sta accadendo e accadrà per lo zuccherificio di Foligno, per la SAI di Passignano, per la Petrini di Bastia Umbra.
Dette tutte queste cose, che condivido completamente, più altre sul precariato strutturale dei nostri giovani, sulla caduta occupazionale, sulle devastazioni ambientali di Bettona, di Marsciane, di Terni e così via e sulla crisi del turismo e dell’agricoltura di qualità, che condivido anch’esse, noto con immenso stupore che lo stesso partito ha pianto lacrime amare per la sconfitta della Lorenzetti nella corsa alla candidatura della presidenza della Regione. Lo stupore nasce dal fatto che se in Umbria c’è un partito del mattone che domina l’economia e sottomette la politica, con la pratica di un consociativismo spinto fino al limite dell’inciucio (come si è visto per il vergognoso accordo sul listino regionale), certo non tutto, ma in cospicua parte, ciò si deve alle politiche promosse in prima persona dalla ex governatrice regionale, nata col mattone, fautrice del patto del mattone e sostenuta da ampi settori dell’imprenditoria del mattone.
Una volta queste valutazioni ci erano comuni ma io capisco bene: per un paio di assessorati si può cambiare idea. Palazzo Donini val bene una messa!