Ascoltando l’allarmata lectio magistralis dell’amico Nicola Tranfaglia sulla Costituzione italiana salta all’occhio non solo lo stato precario della nostra Carta fondamentale, un testo oggi considerato eversivo se fosse applicato alla lettera, ma il commovente attestato di fiducia che i legislatori di allora fecero nei confronti del popolo italiano. Nei 134 articoli della nostra Costituzione ci sono tutti gli strumenti per far funzionare al meglio la democrazia, per forgiare nuovamente la struttura portante del Paese, perfino per uscire dalla crisi economica, figlia di un aberrante interpretazione del concetto di lavoro e dei diritti dell’uomo. E’ una macchina ancora oggi formidabile, capace di portare ovunque, anche nel mondo di domani, prefigurato dalle nuove tecnologie. Ha solo bisogno di carburante umano, vale a dire di quella stessa fiducia che usarono i padri costituenti, usciti dalla guerra, da contrapposizioni feroci.
Il Grande Ottimista (quello col rialzo nelle scarpe) ha disintegrato lo spirito di fiducia nel domani e nell’altro e continua a infierire sulle macerie. Per lui la Costituzione ha un suono sinistro: chissà, forse teme che debba costituirsi.