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	<title>Paolo Brutti</title>
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	<description>Il blog di Paolo Brutti</description>
	<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 08:08:28 +0000</pubDate>
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		<title>A Roma alte colonne di fumo</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 08:08:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>

		<category><![CDATA[Berlusconi; decreto; Rai;]]></category>

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		<description><![CDATA[Si parte per Roma, con il pullman dell’Idv pieno fino all’ultimo posto, per gridare in faccia a questo governo tutto lo sdegno, diciamo pure lo schifo, davanti alla trafila di soverchierie, soprusi, cialtronate, degne di una dittatura di cartone. Si parte con la segreta e amara consapevolezza (almeno per noi meno giovani) che non c’era [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: large; font-family: Times New Roman;">Si parte per Roma, con il pullman dell’Idv pieno fino all’ultimo posto, per gridare in faccia a questo governo tutto lo sdegno, diciamo pure lo schifo, davanti alla trafila di soverchierie, soprusi, cialtronate, degne di una dittatura di cartone. Si parte con la segreta e amara consapevolezza (almeno per noi meno giovani) che non c’era neanche bisogno del decreto salvaliste o della spudorata occupazione in Rai per giustificare la protesta. C’è sempre (anche a sinistra) qualcuno che osserva queste sollevazioni con un briciolo di distacco, approvandole nell’insieme ma preferendo entrare nel singolo decreto o nella singola intercettazione, a legittimare una propria autonomia intellettuale. Somigliano a quelli che, presi di peso dai pompieri mentre la casa brucia, ringraziano i soccorritori con un sorriso per poi sussurrare al vicino: “…certo, i pompieri di una volta erano un’altra cosa”.</span></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 0pt;"><span style="font-size: large; font-family: Times New Roman;">Si parte per Roma, bruciata da Nerone, con la speranza che almeno le alte colonne di fumo convincano tutti che l’incendio è grave. Anche se il fuoco divampa da tempo.</span></p>
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		<title>L&#8217;eversiva Costituzione</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 12:58:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Featured Articles]]></category>

		<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

		<category><![CDATA[costituzione; legalità; Berlusconi; Tranfaglia;]]></category>

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		<description><![CDATA[Ascoltando l’allarmata lectio magistralis dell’amico Nicola Tranfaglia sulla Costituzione italiana salta all’occhio non solo lo stato precario della nostra Carta fondamentale, un testo oggi considerato eversivo se fosse applicato alla lettera, ma il commovente attestato di fiducia che i legislatori di allora fecero nei confronti del popolo italiano. Nei 134 articoli della nostra Costituzione ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Ascoltando l’allarmata lectio magistralis dell’amico Nicola Tranfaglia sulla Costituzione italiana salta all’occhio non solo lo stato precario della nostra Carta fondamentale, un testo oggi considerato eversivo se fosse applicato alla lettera, ma il commovente attestato di fiducia che i legislatori di allora fecero nei confronti del popolo italiano. Nei 134 articoli della nostra Costituzione ci sono tutti gli strumenti per far funzionare al meglio la democrazia, per forgiare nuovamente la struttura portante del Paese, perfino per uscire dalla crisi economica, figlia di un aberrante interpretazione del concetto di lavoro e dei diritti dell’uomo. E’ una macchina ancora oggi formidabile, capace di portare ovunque, anche nel mondo di domani, prefigurato dalle nuove tecnologie. Ha solo bisogno di carburante umano, vale a dire di quella stessa fiducia che usarono i padri costituenti, usciti dalla guerra, da contrapposizioni feroci.<br />
Il Grande Ottimista (quello col rialzo nelle scarpe) ha disintegrato lo spirito di fiducia nel domani e nell’altro e continua a infierire sulle macerie. Per lui la Costituzione ha un suono sinistro: chissà, forse teme che debba costituirsi.</p>
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		<title>Nucleare, dal governo astuzia infantile</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Dipartimento Ambiente IDV]]></category>

		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Governo dice di accelerare le procedure per il piano nucleare ed intanto ritarda, senza darne spiegazione, l&#8217;erogazione del decreto legislativo che attua il piano nucleare stesso. Intendiamoci, se questo significasse un ripensamento del governo noi dell&#8217;Italia dei valori ne saremmo ben lieti.
Purtroppo, pero&#8217;, sospettiamo che si tratti di un goffo tentativo per guadagnare tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo dice di accelerare le procedure per il piano nucleare ed intanto ritarda, senza darne spiegazione, l&#8217;erogazione del decreto legislativo che attua il piano nucleare stesso. Intendiamoci, se questo significasse un ripensamento del governo noi dell&#8217;Italia dei valori ne saremmo ben lieti.<br />
Purtroppo, pero&#8217;, sospettiamo che si tratti di un goffo tentativo per guadagnare tempo sulle elezioni regionali e di astuzia infantile per creare difficolta&#8217; al referendum abrogativo. Ma le bugie hanno le gambe corte e il naso di Scajola e&#8217; piu&#8217; lungo di quello di Pinocchio.</p>
<p>comunicato stampa</p>
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		<title>Il Patto di coerenza</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Featured Articles]]></category>

		<category><![CDATA[Umbria]]></category>

		<category><![CDATA[legalità; patto coerenza; politica; Italia dei Valori;]]></category>

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Potremmo chiamarlo “patto di coerenza”, ma basterebbe la sola parola “coerenza” a spiegare perchè siamo qui, alla vigilia di una consultazione elettorale che comporterà un quinquennio di duro lavoro. Secondo la fonte etimologica essere coerenti significa “essere uniti tenacemente con altre parti simili”. E così la coesione è “la connessione fra le parti di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<p><span style="font-size: small; font-family: Calibri;"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">Potremmo chiamarlo “patto di coerenza”, ma basterebbe la sola parola “coerenza” a spiegare perchè siamo qui, alla vigilia di una consultazione elettorale che comporterà un quinquennio di duro lavoro. Secondo la fonte etimologica essere coerenti significa “essere uniti tenacemente con altre parti simili”. E così la coesione è “la connessione fra le parti di un sistema, di un ragionamento, fra l’operare e il pensare”. E’ quanto di più moderno e provvidenziale la politica può esprimere, specie nell’Italia squinternata di oggi.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">Noi intendiamo dare conto delle nostre azioni, in perfetta coerenza con quanto dichiarato. E lo facciamo perché siamo “uniti tenacemente” ai nostri elettori, che sentiamo “simili a noi”. Ai candidati di Forza Italia, per non fare nomi, si raccomanda di usare poche parole, molto semplici, “perché l’elettore medio questo capisce”. C’è un infinito disprezzo dietro questo atteggiamento e la riprova sta nell’ipersensibilità di fronte alle inchieste giudiziarie e agli scandali che su quel fronte non mancano mai: non hanno alcuna fiducia, loro, nell’autonomia di giudizio dei propri elettori, li considerano una mandria influenzabile da un titolo di giornale, da una diceria, per questo si accaniscono sui mezzi di informazione.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">L’Italia dei Valori ha un’altra considerazione di se stessa e dunque del proprio elettorato: ama parlare chiaro, senza giri di parole, sa bene che un impegno preso va rispettato. E quando, eccezionalmente, si profila una deroga (il caso De Luca) se ne parla pubblicamente e si pongono condizioni nero su bianco.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">La coerenza, quindi, sarà il nostro distintivo per i prossimi cinque anni di governo regionale (probabili, stando ai sondaggi). Siamo nella coalizione di centrosinistra e con coerenza vi comunicheremo tutti gli atti legislativi, compresi quelli più scomodi, dandone conto attraverso le telecamere web, per smascherare qualsiasi tentativo di accordo sottobanco. Questo non significa mettere i bastoni tra le ruote all’esecutivo ma richiamare tutti agli impegni presi, cominciando da noi stessi.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">Era una premessa essenziale in vista dei cinque anni che ci attendono: le sofferenze cui vanno incontro molti nostri concittadini disoccupati (compresi coloro che ci detestano) meritano un rispetto e una serietà di comportamenti esemplari. Leggetevi, nelle pagine che seguono, i punti del nostro programma: all’interno delle tradizionali battaglie sulla legalità, sulle politiche del lavoro, sugli innovativi mezzi di sostegno per le piccole e medie imprese, sull’abbattimento delle spese della politica e ancora sull’ambiente e l’energia per evitare privatizzazioni dell’acqua e incrementare le fonti alternative, sugli introiti derivati dal miglior uso dei rifiuti e l’incentivazione della bioedilizia (tutte tematiche che ci vedono estremanente vicini ai movimenti della rete, a cominciare dalla Lista Cinque Stelle), troverete soluzioni concrete e pratiche che possono aiutare l’Umbria a fronteggiare la forte crisi in atto. Alla faccia dei patetici suonatori di piffero, questo è l’unico modo per venirne fuori: “coerenti”, noi e voi.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></p>
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		<title>Nucleare 1, undici motivi per dire no</title>
		<link>http://www.paolobrutti.it/2010/02/undici-punti-per-dire-no-al-nucleare/</link>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:37:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Dipartimento Ambiente IDV]]></category>

		<category><![CDATA[ambiente; nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Undici punti per dire no al nucleare di Berlusconi.
1- La nuove economia del futuro è quella delle fonti rinnovabili, dei materiali ecologici, del riuso dei rifiuti, dell&#8217;abbandono delle fonti fossili di energia. La scelta nucleare consuma tutte le risorse economiche disponibili e impedisce all&#8217;Italia di seguire la via dei paesi più evoluti, Stati Uniti in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Undici punti per dire no al nucleare di Berlusconi.<br />
1- La nuove economia del futuro è quella delle fonti rinnovabili, dei materiali ecologici, del riuso dei rifiuti, dell&#8217;abbandono delle fonti fossili di energia. La scelta nucleare consuma tutte le risorse economiche disponibili e impedisce all&#8217;Italia di seguire la via dei paesi più evoluti, Stati Uniti in testa.</p>
<p>2- In tutto il mondo sviluppato, tranne che in Francia, dove comunque c&#8217;è un serio ripensamento, il nucleare è stato abbandonato: si dismettono gli impianti e si chiudono i depositi di stoccaggio delle scorie.</p>
<p>3- La tecnologia nucleare che comperiamo dalla Francia è un ferro vecchio tecnologico, che l&#8217;ENEL caldeggia per interessi di bottega, super consulenze e appalti ai soliti noti, in pieno conflitto di interessi. Presenta seri problemi di sicurezza che ne hanno fortemente rallentato la costruzione in Francia, raddoppiando i tempi di costruzione.</p>
<p>4- Una centrale come quella che costruirà l&#8217;Italia costa oltre otto miliardi di euro, contro i tre e mezzo di cui parla il governo italiano. Le quattro centrali previste costeranno come il progetto di Alta Velocità ferroviaria.</p>
<p>5- Il nucleare è un sistema complessivamente molto costoso e produce elettricità a caro prezzo perché tra i costi, oltre quello di costruzione, si devono aggiungere quelli dello stoccaggio e dello smantellamento della centrale. Il costo del chilowatt nucleare supera abbondantemente quello delle fonti tradizionali e si avvicina a quello dell&#8217;eolico.</p>
<p>6- Le scorie radioattive sono pericolosissime per migliaia di anni. Tra esse c&#8217;è abbondanza di plutonio, elemento radioattivo altamente tossico, paragonabile al cianuro. Il problema dello stoccaggio sicuro delle scorie non è risolto in nessun paese del mondo e non si intravedono prospettive sicure. Gli Stati Uniti hanno abbandonato l&#8217;unico progetto di deposito strategico al quale stavano lavorando da alcuni anni.</p>
<p>7- Non è vero che la produzione di elettricità dal nucleare sia priva di emissioni di CO2. Se si calcola l&#8217;energia necessaria per il processo di estrazione e di arricchimento dell&#8217;uranio e la efficienza energetica della centrale nucleare, si vede che questa produce CO2 in quantità confrontabile con le centrali a metano di ultima generazione.</p>
<p>8- Per il suo raffreddamento una centrale nucleare consuma un&#8217;enorme quantità d&#8217;acqua, che inquina di rilasci radioattivi incontrollati e altera gli equilibri idrogeologici del territorio circostante al sito. Per rendersene conto si vada a Trino Vercellese. In Francia il raffreddamento delle centrali nucleari usa il 65% di tutta l&#8217;acqua dolce francese.</p>
<p>9- Le centrali nucleari sono possibili obiettivi di attacchi terroristici e quindi richiedono un funzionamento in un regime militare continuativo, che, tra l&#8217;altro, impedisce ogni controllo effettivo delle popolazioni e delle amministrazioni interessate sulla effettiva sicurezza degli impianti.</p>
<p>10- Il nucleare civile è collegato con il nucleare militare sia per l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio, sia per il ritrattamento delle scorie, dalle quali si produce plutonio.</p>
<p>11- La scelta del governo offende anche il giudizio espresso dagli italiani con il referendum contro il nucleare del 1987. Gli italiani non hanno cambiato parere e lo dimostreranno con il prossimo referendum per il quale l&#8217;IdV ha già presentato i quesiti.</p>
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		<title>Nucleare 2, il decreto dello scandalo</title>
		<link>http://www.paolobrutti.it/2010/02/nucleare-il-governo-decapita-regioni-e-sicurezza/</link>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Dipartimento Ambiente IDV]]></category>

		<category><![CDATA[nucleare; ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Governo con il suo decreto sul nucleare decapita le Regioni, la trasparenza, il mercato, il buon senso e la sicurezza degli italiani. Il decreto stabilisce il principio, del tutto inaccettabile, che la localizzazione delle centrali sarà decisa dai privati, che i privati non saranno scelti con gare pubbliche, che le Regioni sono sostituite dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo con il suo decreto sul nucleare decapita le Regioni, la trasparenza, il mercato, il buon senso e la sicurezza degli italiani. Il decreto stabilisce il principio, del tutto inaccettabile, che la localizzazione delle centrali sarà decisa dai privati, che i privati non saranno scelti con gare pubbliche, che le Regioni sono sostituite dal Consiglio dei Ministri e che le scorie radioattive non saranno stoccate in un deposito nazionale, che non c’è, ma presso le centrali nucleari.<br />
Peggio di così non era nemmeno immaginabile. Si preannuncia il colossale affare delle “centrali dell’oro” dove tra le varie tangenti ci saranno anche quelle per comprare le amministrazioni locali compiacenti e l’opinione pubblica, aggredita da una campagna pubblicitaria a favore dei costruttori delle centrali pagata dai contribuenti.<br />
Siamo alla vergogna, il decreto è chiaramente incostituzionale come per altro tutte le norme che presiedono alla scelta del nucleare del governo. Siamo al colpo di mano.</p>
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		<title>Nucleare 3, il referendum arma vincente</title>
		<link>http://www.paolobrutti.it/2010/02/la-protezione-contro-linfezione-nucleare-si-chiama-referendum-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 15:14:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<category><![CDATA[nucleare; ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Contro le regioni che non vogliono il nucleare, il Governo usa il bastone. Sfacciatamente ricorre alla consulta per far dichiarare incostituzionali le leggi regionali che rivendicano la loro autonomia sulle scelte energetiche, proprio come vuole, invece, la Costituzione.
Di incostituzionale c’è solo la legge del Governo sul nucleare e se non sarà la Consulta a riconoscerlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Contro le regioni che non vogliono il nucleare, il Governo usa il bastone. Sfacciatamente ricorre alla consulta per far dichiarare incostituzionali le leggi regionali che rivendicano la loro autonomia sulle scelte energetiche, proprio come vuole, invece, la Costituzione.</p>
<p>Di incostituzionale c’è solo la legge del Governo sul nucleare e se non sarà la Consulta a riconoscerlo lo faranno i cittadini italiani con il referendum abrogativo che noi dell’Italia dei valori abbiamo promosso. Ma non basta questa: il programma nucleare italiano ha già cominciato a presentare il conto. Per inseguire il miraggio delle centrali nucleari il governo si è dimenticato di rispettare gli impegni presi con l&#8217;Europa per il contenimento delle emissioni di gas serra e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Le centrali, infatti, se pure si faranno (il pure riguarda il fatto che le centrali tipo EPR attualmente in costruzione stanno subendo gravissimi ritardi per inattese difficoltà realizzative, inerenti anche la sicurezza), non entreranno in funzione prima del 2020, mentre il contenimento delle emissioni deve essere effettuato entro il 2012. Per questa data l&#8217;Italia e il ministro Scajola non saranno pronti e non raggiungeremo gli obiettivi europei. Da qui le sanzioni monetarie, cioè vere e proprie multe.</p>
<p>Questo costerà agli italiani la bella cifra di un miliardo di euro l&#8217;anno, mentre se avessimo avviato subito il programma per le energie rinnovabili e per il risparmio energetico saremmo rientrati nei vincoli della direttiva 20-20-20 che vuole appunto, entro il 2020, il risparmio del 20% di emissioni e l&#8217;aumento del 20% dell&#8217;energia elettrica da fonti rinnovabili e quindi avremmo avuto più energia verde e meno multe da pagare.</p>
<p>Negli anni che vanno dal 2012 al 2020 l&#8217;Italia pagherà per l&#8217;infrazione comunitaria più di 9 miliardi di euro di sanzioni. Questo sarebbe pari al costo di due centrali nucleari, ai costi previsti da Scajola e dall&#8217;ENEL. O forse di una, poiché i conti di Scajola sono sempre truccati in difetto, per rendere appetibili le centrali nucleari. Noi sappiamo che in realtà una sola centrale nucleare costa più di 8 miliardi di euro. A questo costo di realizzazione il chilowatt nucleare, sommando anche i costi di stoccaggio delle scorie e di smantellamento degli impianti, è più caro di quello da fonti convenzionale e costa quasi quanto quello dell&#8217;eolico.</p>
<p>Se qualcuno si chiede dove starebbe, allora, il guadagno dei gestori degli impianti nucleari, la risposta è semplice. Nella garanzia dello Stato di una lievitazione preordinata e sancita contrattualmente con i gestori degli impianti delle tariffe elettriche, attraverso un adeguamento costante delle stesse, in modo da garantire la congrua e forzosa remunerazione dell&#8217;investimento. Ecco il miracolo delle centrali nucleari: se ne fai una poi non puoi più spegnerla e devi pagarne i costi senza fiatare.</p>
<p>Come si dice: se le conosci le eviti. Scajola, però, non ha questo problema. Lui non teme l&#8217;epidemia . Lui la diffonde. Un moderno untore nucleare. La protezione contro l&#8217;infezione nucleare si chiama referendum.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Nucleare 4, quello che nessuno vi dice</title>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 13:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Dipartimento Ambiente IDV]]></category>

		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<category><![CDATA[nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Il programma nucleare italiano ha già cominciato a presentare il conto. Per inseguire il miraggio delle centrali nucleari il governo si è dimenticato di rispettare gli impegni presi con l&#8217;Europa per il contenimento delle emissioni di gas serra e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Le centrali, infatti, se pure si faranno (il pure riguarda il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il programma nucleare italiano ha già cominciato a presentare il conto. Per inseguire il miraggio delle centrali nucleari il governo si è dimenticato di rispettare gli impegni presi con l&#8217;Europa per il contenimento delle emissioni di gas serra e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Le centrali, infatti, se pure si faranno (il pure riguarda il fatto che le centrali tipo EPR attualmente in costruzione stanno subendo gravissimi ritardi per inattese difficoltà realizzative, inerenti anche la sicurezza), se pure si faranno, dunque, non entreranno in funzione prima del 2020, mentre il contenimento delle emissioni deve essere effettuato entro il 2012. Per questa data l&#8217;Italia e il ministro Scajola non saranno pronti e non raggiungeremo gli obiettivi europei. Da qui le sanzioni monetarie, cioè vere e proprie multe. Questo costerà agli italiani la bella cifra di un miliardo di euro l&#8217;anno, mentre se avessimo avviato subito il programma per le energie rinnovabili e per il risparmio energetico saremmo rientrati nei vincoli della direttiva 20-20-20 che vuole appunto, entro il 2020, il risparmio del 20% di emissioni e l&#8217;aumento del 20% dell&#8217;energia elettrica da fonti rinnovabili e quindi avremmo avuto più energia verde e meno multe da pagare. Negli anni che vanno dal 2012 al 2020 l&#8217;Italia pagherà per l&#8217;infrazione comunitaria più di 9 miliardi di euro di sanzioni. Questo sarebbe pari al costo di due centrali nucleari, ai costi previsti da Scajola e dall&#8217;ENEL. O forse di una, poiché i conti di Scajola sono sempre truccati in difetto, per rendere appetibili le centrali nucleari. Noi sappiamo che in realtà una sola centrale nucleare costa più di 8 miliardi di euro. A questo costo di realizzazione il chilowatt nucleare, sommando anche i costi di stoccaggio delle scorie e di smantellamento degli impianti, è più caro di quello da fonti convenzionale e costa quasi quanto quello dell&#8217;eolico. Se qualcuno si chiede dove starebbe, allora, il guadagno dei gestori degli impianti nucleari, la risposta è semplice. Nella garanzia dello Stato di una lievitazione preordinata e sancita contrattualmente con i gestori degli impianti delle tariffe elettriche, attraverso un adeguamento costante delle stesse, in modo da garantire la congrua e forzosa remunerazione dell&#8217;investimento. Ecco il miracolo delle centrali nucleari: se ne fai una poi non puoi più spegnerla e devi pagarne i costi senza fiatare. Come si dice: se le conosci le eviti. Scajola, però, non ha questo problema. Lui non teme l&#8217;epidemia. Lui la diffonde. Un moderno untore nucleare. La protezione contro l&#8217;infezione nucleare si chiama referendum. </p>
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		<title>La nostra acqua è già privata</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 23:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Featured Articles]]></category>

		<category><![CDATA[ambiente; acqua; servizi pubblici]]></category>

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		<description><![CDATA[Voglio fare una domanda. Cosa vuol dire &#8220;Acqua pubblica&#8221;? Qualcuno pensa che significhi che l&#8217;acqua deve essere un bene dello Stato, un bene demaniale e che la &#8220;privatizzazione dell&#8217;acqua sia la vendita a privati di questo bene pubblico. Non è così. La legge recentissima di Berlusconi rende privata la gestione del servizio idrico integrato, cioè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;">Voglio fare una domanda. Cosa vuol dire &#8220;Acqua pubblica&#8221;? Qualcuno pensa che significhi che l&#8217;acqua deve essere un bene dello Stato, un bene demaniale e che la &#8220;privatizzazione dell&#8217;acqua sia la vendita a privati di questo bene pubblico. Non è così. La legge recentissima di Berlusconi rende privata la gestione del servizio idrico integrato, cioè del servizio di captazione,  depurazione e distribuzione dell&#8217;acqua, con annesse manutenzioni della rete e riscossione delle tariffe. Questo Berlusconi lo ottiene considerando per legge il servizio idrico un servizio pubblico con rilevanza industriale e quindi che ricade sotto la normativa generale di questo tipo di servizi, che stabilisce la cessazione entro il 2011 delle società in house  e la vendita di pacchetti azionari pubblici nelle aziende miste in modo da ridurre il pubblico al disotto del 30% del capitale sociale. Restano escluse le aziende speciali totalmente pubbliche. Allora in Umbria e a Perugia, la cosa come sta? Sta che l&#8217;Umbria Acque, ad esempio, che vede la presenza dell&#8217;ACEA al 40% diventerà dell&#8217;ACEA, con i comuni a fare da coprtura degli affari dei privati. Allora la cosa è molto seria e pone al centro sinistra umbro un problema che lo mette in agitazione. Bisogna liquidare l&#8217;ACEA e i privati dello stesso tipo e imparare a gestire in proprio l&#8217;acqua. Questo vuol dire &#8220;Acqua bene pubblico non di mercato&#8221;. E gli amici degli amici? Gli assessori semi-verdi all&#8217;ambiente? Nulla si muove, solo grandi proclami e garandi tavole rotonde, perchè di tutto si chiacchieri e tutto resti come prima.</span></p>
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		<title>L&#8217;inconfessabile ballo del mattone</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 12:11:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Rifondazione Comunista disegna un&#8217;analisi della situazione dell&#8217;Umbria che condivido pienamente. Valutazioni che si possono così riassumere. L&#8217;Umbria ha una struttura produttiva gracile, dominata dalle attività legate all&#8217;edilizia e alle costruzioni, con un rapporto equivoco con la pubblica amministrazione, dalla quale riceve permessi di cava, di cementificazione, di demolizione di interi contrafforti di colline. In questo mondo  è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Rifondazione Comunista disegna un&#8217;analisi della situazione dell&#8217;Umbria che condivido pienamente. Valutazioni che si possono così riassumere. L&#8217;Umbria ha una struttura produttiva gracile, dominata dalle attività legate all&#8217;edilizia e alle costruzioni, con un rapporto equivoco con la pubblica amministrazione, dalla quale riceve permessi di cava, di cementificazione, di demolizione di interi contrafforti di colline. In questo mondo  è molto sviluppato il lavoro nero e irregolare, le fornaci del cemento sono utilizzate per bruciare rifiuti, gli incidenti suol lavoro sono all&#8217;ordine del giorno e tutti campano bene con le elargizioni pubbliche, massime quelle della ricostruzione delle zone terremotate. Infine questi capitani d&#8217;industria si sono recentemente specializzati in un&#8217;altra lucrosa attività. Aspettano le crisi industriali, gli abbandoni degli stabilimenti, le delocalizzazioni, per acquistare a prezzi di svendita le aree industriali dismesse per trasformarle, col beneplacito delle amministrazioni locali, in aree fabbricabili, in palazzine e centri commerciali, come è accaduto, sta accadendo e accadrà per lo zuccherificio di Foligno, per la SAI di Passignano, per la Petrini di Bastia Umbra.<br />
Dette tutte queste cose, che condivido completamente, più altre sul precariato strutturale dei nostri giovani, sulla caduta occupazionale, sulle devastazioni ambientali di Bettona, di Marsciane, di Terni e così via e sulla crisi del turismo e dell&#8217;agricoltura di qualità, che condivido anch&#8217;esse, noto con immenso stupore che lo stesso partito ha pianto lacrime amare per la sconfitta della Lorenzetti nella corsa alla candidatura della presidenza della Regione. Lo stupore nasce dal fatto che se in Umbria c&#8217;è un partito del mattone che domina l&#8217;economia e sottomette la politica, con la pratica di un consociativismo spinto fino al limite dell&#8217;inciucio (come si è visto per il vergognoso accordo sul listino regionale), certo non tutto, ma in cospicua parte, ciò si deve alle politiche promosse in prima persona dalla ex governatrice regionale, nata col mattone, fautrice del patto del mattone e sostenuta da ampi settori dell&#8217;imprenditoria del mattone.<br />
Una volta queste valutazioni ci erano comuni ma io capisco bene: per un paio di assessorati si può cambiare idea. Palazzo Donini val bene una messa!</p>
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