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	<title>Paolo Brutti</title>
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	<description>Il blog di Paolo Brutti</description>
	<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 03:13:51 +0000</pubDate>
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		<title>Nucleare, dal governo astuzia infantile</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 14:17:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[Il Governo dice di accelerare le procedure per il piano nucleare ed intanto ritarda, senza darne spiegazione, l&#8217;erogazione del decreto legislativo che attua il piano nucleare stesso. Intendiamoci, se questo significasse un ripensamento del governo noi dell&#8217;Italia dei valori ne saremmo ben lieti.
Purtroppo, pero&#8217;, sospettiamo che si tratti di un goffo tentativo per guadagnare tempo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo dice di accelerare le procedure per il piano nucleare ed intanto ritarda, senza darne spiegazione, l&#8217;erogazione del decreto legislativo che attua il piano nucleare stesso. Intendiamoci, se questo significasse un ripensamento del governo noi dell&#8217;Italia dei valori ne saremmo ben lieti.<br />
Purtroppo, pero&#8217;, sospettiamo che si tratti di un goffo tentativo per guadagnare tempo sulle elezioni regionali e di astuzia infantile per creare difficolta&#8217; al referendum abrogativo. Ma le bugie hanno le gambe corte e il naso di Scajola e&#8217; piu&#8217; lungo di quello di Pinocchio.</p>
<p>comunicato stampa</p>
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		<title>Il Patto di coerenza</title>
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		<pubDate>Sat, 06 Mar 2010 14:12:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Featured Articles]]></category>

		<category><![CDATA[Umbria]]></category>

		<category><![CDATA[legalità; patto coerenza; politica; Italia dei Valori;]]></category>

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Potremmo chiamarlo “patto di coerenza”, ma basterebbe la sola parola “coerenza” a spiegare perchè siamo qui, alla vigilia di una consultazione elettorale che comporterà un quinquennio di duro lavoro. Secondo la fonte etimologica essere coerenti significa “essere uniti tenacemente con altre parti simili”. E così la coesione è “la connessione fra le parti di un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div></div>
<p><span style="font-size: small; font-family: Calibri;"></p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">Potremmo chiamarlo “patto di coerenza”, ma basterebbe la sola parola “coerenza” a spiegare perchè siamo qui, alla vigilia di una consultazione elettorale che comporterà un quinquennio di duro lavoro. Secondo la fonte etimologica essere coerenti significa “essere uniti tenacemente con altre parti simili”. E così la coesione è “la connessione fra le parti di un sistema, di un ragionamento, fra l’operare e il pensare”. E’ quanto di più moderno e provvidenziale la politica può esprimere, specie nell’Italia squinternata di oggi.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">Noi intendiamo dare conto delle nostre azioni, in perfetta coerenza con quanto dichiarato. E lo facciamo perché siamo “uniti tenacemente” ai nostri elettori, che sentiamo “simili a noi”. Ai candidati di Forza Italia, per non fare nomi, si raccomanda di usare poche parole, molto semplici, “perché l’elettore medio questo capisce”. C’è un infinito disprezzo dietro questo atteggiamento e la riprova sta nell’ipersensibilità di fronte alle inchieste giudiziarie e agli scandali che su quel fronte non mancano mai: non hanno alcuna fiducia, loro, nell’autonomia di giudizio dei propri elettori, li considerano una mandria influenzabile da un titolo di giornale, da una diceria, per questo si accaniscono sui mezzi di informazione.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">L’Italia dei Valori ha un’altra considerazione di se stessa e dunque del proprio elettorato: ama parlare chiaro, senza giri di parole, sa bene che un impegno preso va rispettato. E quando, eccezionalmente, si profila una deroga (il caso De Luca) se ne parla pubblicamente e si pongono condizioni nero su bianco.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">La coerenza, quindi, sarà il nostro distintivo per i prossimi cinque anni di governo regionale (probabili, stando ai sondaggi). Siamo nella coalizione di centrosinistra e con coerenza vi comunicheremo tutti gli atti legislativi, compresi quelli più scomodi, dandone conto attraverso le telecamere web, per smascherare qualsiasi tentativo di accordo sottobanco. Questo non significa mettere i bastoni tra le ruote all’esecutivo ma richiamare tutti agli impegni presi, cominciando da noi stessi.</p>
<p class="MsoNormal" style="margin: 0cm 0cm 10pt;">Era una premessa essenziale in vista dei cinque anni che ci attendono: le sofferenze cui vanno incontro molti nostri concittadini disoccupati (compresi coloro che ci detestano) meritano un rispetto e una serietà di comportamenti esemplari. Leggetevi, nelle pagine che seguono, i punti del nostro programma: all’interno delle tradizionali battaglie sulla legalità, sulle politiche del lavoro, sugli innovativi mezzi di sostegno per le piccole e medie imprese, sull’abbattimento delle spese della politica e ancora sull’ambiente e l’energia per evitare privatizzazioni dell’acqua e incrementare le fonti alternative, sugli introiti derivati dal miglior uso dei rifiuti e l’incentivazione della bioedilizia (tutte tematiche che ci vedono estremanente vicini ai movimenti della rete, a cominciare dalla Lista Cinque Stelle), troverete soluzioni concrete e pratiche che possono aiutare l’Umbria a fronteggiare la forte crisi in atto. Alla faccia dei patetici suonatori di piffero, questo è l’unico modo per venirne fuori: “coerenti”, noi e voi.</p>
<p> </p>
<p> </p>
<p> </p>
<p></span></p>
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		<title>Nucleare 1, undici motivi per dire no</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Feb 2010 10:37:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Dipartimento Ambiente IDV]]></category>

		<category><![CDATA[ambiente; nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Undici punti per dire no al nucleare di Berlusconi.
1- La nuove economia del futuro è quella delle fonti rinnovabili, dei materiali ecologici, del riuso dei rifiuti, dell&#8217;abbandono delle fonti fossili di energia. La scelta nucleare consuma tutte le risorse economiche disponibili e impedisce all&#8217;Italia di seguire la via dei paesi più evoluti, Stati Uniti in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Undici punti per dire no al nucleare di Berlusconi.<br />
1- La nuove economia del futuro è quella delle fonti rinnovabili, dei materiali ecologici, del riuso dei rifiuti, dell&#8217;abbandono delle fonti fossili di energia. La scelta nucleare consuma tutte le risorse economiche disponibili e impedisce all&#8217;Italia di seguire la via dei paesi più evoluti, Stati Uniti in testa.</p>
<p>2- In tutto il mondo sviluppato, tranne che in Francia, dove comunque c&#8217;è un serio ripensamento, il nucleare è stato abbandonato: si dismettono gli impianti e si chiudono i depositi di stoccaggio delle scorie.</p>
<p>3- La tecnologia nucleare che comperiamo dalla Francia è un ferro vecchio tecnologico, che l&#8217;ENEL caldeggia per interessi di bottega, super consulenze e appalti ai soliti noti, in pieno conflitto di interessi. Presenta seri problemi di sicurezza che ne hanno fortemente rallentato la costruzione in Francia, raddoppiando i tempi di costruzione.</p>
<p>4- Una centrale come quella che costruirà l&#8217;Italia costa oltre otto miliardi di euro, contro i tre e mezzo di cui parla il governo italiano. Le quattro centrali previste costeranno come il progetto di Alta Velocità ferroviaria.</p>
<p>5- Il nucleare è un sistema complessivamente molto costoso e produce elettricità a caro prezzo perché tra i costi, oltre quello di costruzione, si devono aggiungere quelli dello stoccaggio e dello smantellamento della centrale. Il costo del chilowatt nucleare supera abbondantemente quello delle fonti tradizionali e si avvicina a quello dell&#8217;eolico.</p>
<p>6- Le scorie radioattive sono pericolosissime per migliaia di anni. Tra esse c&#8217;è abbondanza di plutonio, elemento radioattivo altamente tossico, paragonabile al cianuro. Il problema dello stoccaggio sicuro delle scorie non è risolto in nessun paese del mondo e non si intravedono prospettive sicure. Gli Stati Uniti hanno abbandonato l&#8217;unico progetto di deposito strategico al quale stavano lavorando da alcuni anni.</p>
<p>7- Non è vero che la produzione di elettricità dal nucleare sia priva di emissioni di CO2. Se si calcola l&#8217;energia necessaria per il processo di estrazione e di arricchimento dell&#8217;uranio e la efficienza energetica della centrale nucleare, si vede che questa produce CO2 in quantità confrontabile con le centrali a metano di ultima generazione.</p>
<p>8- Per il suo raffreddamento una centrale nucleare consuma un&#8217;enorme quantità d&#8217;acqua, che inquina di rilasci radioattivi incontrollati e altera gli equilibri idrogeologici del territorio circostante al sito. Per rendersene conto si vada a Trino Vercellese. In Francia il raffreddamento delle centrali nucleari usa il 65% di tutta l&#8217;acqua dolce francese.</p>
<p>9- Le centrali nucleari sono possibili obiettivi di attacchi terroristici e quindi richiedono un funzionamento in un regime militare continuativo, che, tra l&#8217;altro, impedisce ogni controllo effettivo delle popolazioni e delle amministrazioni interessate sulla effettiva sicurezza degli impianti.</p>
<p>10- Il nucleare civile è collegato con il nucleare militare sia per l&#8217;arricchimento dell&#8217;uranio, sia per il ritrattamento delle scorie, dalle quali si produce plutonio.</p>
<p>11- La scelta del governo offende anche il giudizio espresso dagli italiani con il referendum contro il nucleare del 1987. Gli italiani non hanno cambiato parere e lo dimostreranno con il prossimo referendum per il quale l&#8217;IdV ha già presentato i quesiti.</p>
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		<title>Nucleare 2, il decreto dello scandalo</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Feb 2010 10:15:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Dipartimento Ambiente IDV]]></category>

		<category><![CDATA[nucleare; ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Il Governo con il suo decreto sul nucleare decapita le Regioni, la trasparenza, il mercato, il buon senso e la sicurezza degli italiani. Il decreto stabilisce il principio, del tutto inaccettabile, che la localizzazione delle centrali sarà decisa dai privati, che i privati non saranno scelti con gare pubbliche, che le Regioni sono sostituite dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Governo con il suo decreto sul nucleare decapita le Regioni, la trasparenza, il mercato, il buon senso e la sicurezza degli italiani. Il decreto stabilisce il principio, del tutto inaccettabile, che la localizzazione delle centrali sarà decisa dai privati, che i privati non saranno scelti con gare pubbliche, che le Regioni sono sostituite dal Consiglio dei Ministri e che le scorie radioattive non saranno stoccate in un deposito nazionale, che non c’è, ma presso le centrali nucleari.<br />
Peggio di così non era nemmeno immaginabile. Si preannuncia il colossale affare delle “centrali dell’oro” dove tra le varie tangenti ci saranno anche quelle per comprare le amministrazioni locali compiacenti e l’opinione pubblica, aggredita da una campagna pubblicitaria a favore dei costruttori delle centrali pagata dai contribuenti.<br />
Siamo alla vergogna, il decreto è chiaramente incostituzionale come per altro tutte le norme che presiedono alla scelta del nucleare del governo. Siamo al colpo di mano.</p>
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		<title>Nucleare 3, il referendum arma vincente</title>
		<link>http://www.paolobrutti.it/2010/02/la-protezione-contro-linfezione-nucleare-si-chiama-referendum-2/</link>
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		<pubDate>Thu, 04 Feb 2010 15:14:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
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		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

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		<description><![CDATA[Contro le regioni che non vogliono il nucleare, il Governo usa il bastone. Sfacciatamente ricorre alla consulta per far dichiarare incostituzionali le leggi regionali che rivendicano la loro autonomia sulle scelte energetiche, proprio come vuole, invece, la Costituzione.
Di incostituzionale c’è solo la legge del Governo sul nucleare e se non sarà la Consulta a riconoscerlo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Contro le regioni che non vogliono il nucleare, il Governo usa il bastone. Sfacciatamente ricorre alla consulta per far dichiarare incostituzionali le leggi regionali che rivendicano la loro autonomia sulle scelte energetiche, proprio come vuole, invece, la Costituzione.</p>
<p>Di incostituzionale c’è solo la legge del Governo sul nucleare e se non sarà la Consulta a riconoscerlo lo faranno i cittadini italiani con il referendum abrogativo che noi dell’Italia dei valori abbiamo promosso. Ma non basta questa: il programma nucleare italiano ha già cominciato a presentare il conto. Per inseguire il miraggio delle centrali nucleari il governo si è dimenticato di rispettare gli impegni presi con l&#8217;Europa per il contenimento delle emissioni di gas serra e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Le centrali, infatti, se pure si faranno (il pure riguarda il fatto che le centrali tipo EPR attualmente in costruzione stanno subendo gravissimi ritardi per inattese difficoltà realizzative, inerenti anche la sicurezza), non entreranno in funzione prima del 2020, mentre il contenimento delle emissioni deve essere effettuato entro il 2012. Per questa data l&#8217;Italia e il ministro Scajola non saranno pronti e non raggiungeremo gli obiettivi europei. Da qui le sanzioni monetarie, cioè vere e proprie multe.</p>
<p>Questo costerà agli italiani la bella cifra di un miliardo di euro l&#8217;anno, mentre se avessimo avviato subito il programma per le energie rinnovabili e per il risparmio energetico saremmo rientrati nei vincoli della direttiva 20-20-20 che vuole appunto, entro il 2020, il risparmio del 20% di emissioni e l&#8217;aumento del 20% dell&#8217;energia elettrica da fonti rinnovabili e quindi avremmo avuto più energia verde e meno multe da pagare.</p>
<p>Negli anni che vanno dal 2012 al 2020 l&#8217;Italia pagherà per l&#8217;infrazione comunitaria più di 9 miliardi di euro di sanzioni. Questo sarebbe pari al costo di due centrali nucleari, ai costi previsti da Scajola e dall&#8217;ENEL. O forse di una, poiché i conti di Scajola sono sempre truccati in difetto, per rendere appetibili le centrali nucleari. Noi sappiamo che in realtà una sola centrale nucleare costa più di 8 miliardi di euro. A questo costo di realizzazione il chilowatt nucleare, sommando anche i costi di stoccaggio delle scorie e di smantellamento degli impianti, è più caro di quello da fonti convenzionale e costa quasi quanto quello dell&#8217;eolico.</p>
<p>Se qualcuno si chiede dove starebbe, allora, il guadagno dei gestori degli impianti nucleari, la risposta è semplice. Nella garanzia dello Stato di una lievitazione preordinata e sancita contrattualmente con i gestori degli impianti delle tariffe elettriche, attraverso un adeguamento costante delle stesse, in modo da garantire la congrua e forzosa remunerazione dell&#8217;investimento. Ecco il miracolo delle centrali nucleari: se ne fai una poi non puoi più spegnerla e devi pagarne i costi senza fiatare.</p>
<p>Come si dice: se le conosci le eviti. Scajola, però, non ha questo problema. Lui non teme l&#8217;epidemia . Lui la diffonde. Un moderno untore nucleare. La protezione contro l&#8217;infezione nucleare si chiama referendum.</p>
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		<title>Nucleare 4, quello che nessuno vi dice</title>
		<link>http://www.paolobrutti.it/2010/02/la-protezione-contro-linfezione-nucleare-si-chiama-referendum/</link>
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		<pubDate>Tue, 02 Feb 2010 13:27:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

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		<category><![CDATA[Territorio]]></category>

		<category><![CDATA[nucleare]]></category>

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		<description><![CDATA[Il programma nucleare italiano ha già cominciato a presentare il conto. Per inseguire il miraggio delle centrali nucleari il governo si è dimenticato di rispettare gli impegni presi con l&#8217;Europa per il contenimento delle emissioni di gas serra e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Le centrali, infatti, se pure si faranno (il pure riguarda il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il programma nucleare italiano ha già cominciato a presentare il conto. Per inseguire il miraggio delle centrali nucleari il governo si è dimenticato di rispettare gli impegni presi con l&#8217;Europa per il contenimento delle emissioni di gas serra e lo sviluppo delle energie rinnovabili. Le centrali, infatti, se pure si faranno (il pure riguarda il fatto che le centrali tipo EPR attualmente in costruzione stanno subendo gravissimi ritardi per inattese difficoltà realizzative, inerenti anche la sicurezza), se pure si faranno, dunque, non entreranno in funzione prima del 2020, mentre il contenimento delle emissioni deve essere effettuato entro il 2012. Per questa data l&#8217;Italia e il ministro Scajola non saranno pronti e non raggiungeremo gli obiettivi europei. Da qui le sanzioni monetarie, cioè vere e proprie multe. Questo costerà agli italiani la bella cifra di un miliardo di euro l&#8217;anno, mentre se avessimo avviato subito il programma per le energie rinnovabili e per il risparmio energetico saremmo rientrati nei vincoli della direttiva 20-20-20 che vuole appunto, entro il 2020, il risparmio del 20% di emissioni e l&#8217;aumento del 20% dell&#8217;energia elettrica da fonti rinnovabili e quindi avremmo avuto più energia verde e meno multe da pagare. Negli anni che vanno dal 2012 al 2020 l&#8217;Italia pagherà per l&#8217;infrazione comunitaria più di 9 miliardi di euro di sanzioni. Questo sarebbe pari al costo di due centrali nucleari, ai costi previsti da Scajola e dall&#8217;ENEL. O forse di una, poiché i conti di Scajola sono sempre truccati in difetto, per rendere appetibili le centrali nucleari. Noi sappiamo che in realtà una sola centrale nucleare costa più di 8 miliardi di euro. A questo costo di realizzazione il chilowatt nucleare, sommando anche i costi di stoccaggio delle scorie e di smantellamento degli impianti, è più caro di quello da fonti convenzionale e costa quasi quanto quello dell&#8217;eolico. Se qualcuno si chiede dove starebbe, allora, il guadagno dei gestori degli impianti nucleari, la risposta è semplice. Nella garanzia dello Stato di una lievitazione preordinata e sancita contrattualmente con i gestori degli impianti delle tariffe elettriche, attraverso un adeguamento costante delle stesse, in modo da garantire la congrua e forzosa remunerazione dell&#8217;investimento. Ecco il miracolo delle centrali nucleari: se ne fai una poi non puoi più spegnerla e devi pagarne i costi senza fiatare. Come si dice: se le conosci le eviti. Scajola, però, non ha questo problema. Lui non teme l&#8217;epidemia. Lui la diffonde. Un moderno untore nucleare. La protezione contro l&#8217;infezione nucleare si chiama referendum. </p>
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		<title>La nostra acqua è già privata</title>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 23:47:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Featured Articles]]></category>

		<category><![CDATA[ambiente; acqua; servizi pubblici]]></category>

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		<description><![CDATA[Voglio fare una domanda. Cosa vuol dire &#8220;Acqua pubblica&#8221;? Qualcuno pensa che significhi che l&#8217;acqua deve essere un bene dello Stato, un bene demaniale e che la &#8220;privatizzazione dell&#8217;acqua sia la vendita a privati di questo bene pubblico. Non è così. La legge recentissima di Berlusconi rende privata la gestione del servizio idrico integrato, cioè [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><span style="color: #800080;">Voglio fare una domanda. Cosa vuol dire &#8220;Acqua pubblica&#8221;? Qualcuno pensa che significhi che l&#8217;acqua deve essere un bene dello Stato, un bene demaniale e che la &#8220;privatizzazione dell&#8217;acqua sia la vendita a privati di questo bene pubblico. Non è così. La legge recentissima di Berlusconi rende privata la gestione del servizio idrico integrato, cioè del servizio di captazione,  depurazione e distribuzione dell&#8217;acqua, con annesse manutenzioni della rete e riscossione delle tariffe. Questo Berlusconi lo ottiene considerando per legge il servizio idrico un servizio pubblico con rilevanza industriale e quindi che ricade sotto la normativa generale di questo tipo di servizi, che stabilisce la cessazione entro il 2011 delle società in house  e la vendita di pacchetti azionari pubblici nelle aziende miste in modo da ridurre il pubblico al disotto del 30% del capitale sociale. Restano escluse le aziende speciali totalmente pubbliche. Allora in Umbria e a Perugia, la cosa come sta? Sta che l&#8217;Umbria Acque, ad esempio, che vede la presenza dell&#8217;ACEA al 40% diventerà dell&#8217;ACEA, con i comuni a fare da coprtura degli affari dei privati. Allora la cosa è molto seria e pone al centro sinistra umbro un problema che lo mette in agitazione. Bisogna liquidare l&#8217;ACEA e i privati dello stesso tipo e imparare a gestire in proprio l&#8217;acqua. Questo vuol dire &#8220;Acqua bene pubblico non di mercato&#8221;. E gli amici degli amici? Gli assessori semi-verdi all&#8217;ambiente? Nulla si muove, solo grandi proclami e garandi tavole rotonde, perchè di tutto si chiacchieri e tutto resti come prima.</span></p>
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		<title>L&#8217;inconfessabile ballo del mattone</title>
		<link>http://www.paolobrutti.it/2010/01/palazzo-donini-val-bene-una-messa-paolo-brutti/</link>
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		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 12:11:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Umbria]]></category>

		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Rifondazione Comunista disegna un&#8217;analisi della situazione dell&#8217;Umbria che condivido pienamente. Valutazioni che si possono così riassumere. L&#8217;Umbria ha una struttura produttiva gracile, dominata dalle attività legate all&#8217;edilizia e alle costruzioni, con un rapporto equivoco con la pubblica amministrazione, dalla quale riceve permessi di cava, di cementificazione, di demolizione di interi contrafforti di colline. In questo mondo  è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Rifondazione Comunista disegna un&#8217;analisi della situazione dell&#8217;Umbria che condivido pienamente. Valutazioni che si possono così riassumere. L&#8217;Umbria ha una struttura produttiva gracile, dominata dalle attività legate all&#8217;edilizia e alle costruzioni, con un rapporto equivoco con la pubblica amministrazione, dalla quale riceve permessi di cava, di cementificazione, di demolizione di interi contrafforti di colline. In questo mondo  è molto sviluppato il lavoro nero e irregolare, le fornaci del cemento sono utilizzate per bruciare rifiuti, gli incidenti suol lavoro sono all&#8217;ordine del giorno e tutti campano bene con le elargizioni pubbliche, massime quelle della ricostruzione delle zone terremotate. Infine questi capitani d&#8217;industria si sono recentemente specializzati in un&#8217;altra lucrosa attività. Aspettano le crisi industriali, gli abbandoni degli stabilimenti, le delocalizzazioni, per acquistare a prezzi di svendita le aree industriali dismesse per trasformarle, col beneplacito delle amministrazioni locali, in aree fabbricabili, in palazzine e centri commerciali, come è accaduto, sta accadendo e accadrà per lo zuccherificio di Foligno, per la SAI di Passignano, per la Petrini di Bastia Umbra.<br />
Dette tutte queste cose, che condivido completamente, più altre sul precariato strutturale dei nostri giovani, sulla caduta occupazionale, sulle devastazioni ambientali di Bettona, di Marsciane, di Terni e così via e sulla crisi del turismo e dell&#8217;agricoltura di qualità, che condivido anch&#8217;esse, noto con immenso stupore che lo stesso partito ha pianto lacrime amare per la sconfitta della Lorenzetti nella corsa alla candidatura della presidenza della Regione. Lo stupore nasce dal fatto che se in Umbria c&#8217;è un partito del mattone che domina l&#8217;economia e sottomette la politica, con la pratica di un consociativismo spinto fino al limite dell&#8217;inciucio (come si è visto per il vergognoso accordo sul listino regionale), certo non tutto, ma in cospicua parte, ciò si deve alle politiche promosse in prima persona dalla ex governatrice regionale, nata col mattone, fautrice del patto del mattone e sostenuta da ampi settori dell&#8217;imprenditoria del mattone.<br />
Una volta queste valutazioni ci erano comuni ma io capisco bene: per un paio di assessorati si può cambiare idea. Palazzo Donini val bene una messa!</p>
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		<title>Sfatiamo i luoghi comuni dei nuovi nuclearisti</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Dec 2009 14:09:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Dipartimento Ambiente IDV]]></category>

		<category><![CDATA[Featured Articles]]></category>

		<category><![CDATA[nucleare; ambiente]]></category>

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		<description><![CDATA[Quando si parla di nucleare l&#8217;atteggiamento peggiore è quello di omettere gli elementi centrali sui quali deve basarsi la decisione, a favore o contro, di riprendere la produzione elettrica attraverso i reattori nucleari. E&#8217; questo l&#8217;atteggiamento di molti nuclearisti, il più imbarazzante dei quali è proprio quello di Chicco Testa, nuclearista convertito e, come tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Quando si parla di nucleare l&#8217;atteggiamento peggiore è quello di omettere gli elementi centrali sui quali deve basarsi la decisione, a favore o contro, di riprendere la produzione elettrica attraverso i reattori nucleari. E&#8217; questo l&#8217;atteggiamento di molti nuclearisti, il più imbarazzante dei quali è proprio quello di Chicco Testa, nuclearista convertito e, come tutti i convertiti, diventato un infaticabile propugnatore della nuova fede.<br />
Una centrale del tipo di quelle che si vogliono costruire in Italia (centrale EPR progetto AREVA) consuma ogni anno 50 tonnellate di uranio arricchito e produce esattamente 50 tonnellate di scorie altamente radioattive, con una concentrazione elevata di plutonio e di altri radionuclidi tossici, cancerogeni e a lunghissima persistenza (per alcuni si parla di milioni di anni).<br />
Il plutonio è presente nelle scorie con una concentrazione del 5% ed è un elemento chimico di elevatissima tossicità (si situa vicino al cianuro). Inoltre è un radionuclide cancerogeno anche in piccolissime dosi. Infine è il materiale con cui si confezionano gli ordigni nucleari. Per questo motivo esistono impianti di ritrattamento del combustibile esausto, che permettono di recuperare il plutonio. Questo procedimento di ritrattamento è estremamente pericoloso in tutte le sue fasi, a partire da quella della movimentazione del materiale radioattivo e esistono pochissimi impianti abilitati a praticalo. Per esempio negli USA il riprocessamento delle scorie non è consentito.<br />
Nella sua vita, dunque, una centrale produce altre 2 mila tonnellate di scorie radioattive, da stoccare in depositi geologicamente stabili per centinaia e centinaia di anni nel sottosuolo. Depositi di questo tipo non ci sono in nessun paese del mondo e meno che mai in Italia. Si era riposta molta speranza per il deposito delle scorie iniziato negli USA, che aveva costi di realizzazione contenuti, ma è notizia di questi giorni che il ministro dell&#8217;industria del governo Obama ha deciso di sospendere il progetto per le difficoltà incontrate e i costi insopportabili.<br />
Se l&#8217;Italia realizzerà almeno quattro centrali, esse produrranno 8 mila tonnellate di scorie radioattive, che non si saprà dove mettere e che torneranno al livello della radioattività dell&#8217;uranio inizialmente introdotto nel reattore in un milione di anni.<br />
Sì, avete letto bene: un milione di anni, durante i quali le scorie si riscalderanno, corromperanno i contenitori, si scioglieranno nelle acque di percolazione nelle cavità sotterranee e costituiranno un pericolo incombente che non siamo in alcun modo in condizione né di fronteggiare né di prevedere.<br />
Alla fine della sua vita il cuore della centrale è un vero forno radioattivo, che bisogna lasciare lì in attesa di poterci mettere le mani. In Inghilterra l&#8217;impianto di Sellafield, costruito negli anni &#8216;50 e giunto a fine vita, verrà sepolto in un&#8217;enorme cassa simile a quella di Chernobyl, lasciato raffreddare e irradiare fino al 2130, anno il cui si comincerà lo smantellamento<br />
Perché dovremmo correre questo rischio terribile e perché dovremmo sottoporre il nostro ambiente ad uno stress di portata cosmica?<br />
Perché, dicono Scajola e sodali, l&#8217;elettricità prodotta con i reattori nucleari è più economica, più sicura e più pulita di quella generata dai combustibili fossili e persino di quella delle energie rinnovabili. Questa è la risposta definitiva, risoluta e spavalda, ma, purtroppo, del tutto falsa.<br />
Per disporre di 50 tonnellate l&#8217;anno di uranio arricchito, quante ne servono per una centrale tipo AREVA, è necessario innanzi tutto estrarlo dalle rocce in cui è imprigionato. Ai livelli medi attuali di concentrazione del minerale, che andranno riducendosi nel tempo, bisogna trattare 10 milioni di tonnellate di roccia uranifera. Questo trattamento consuma un milione e quattrocento mila tonnellate di acque e usa 22 tonnellate di acido solforico. Poi bisogna arricchire l&#8217;uranio metallico così ottenuto. Per fare questo occorre bruciare l&#8217;equivalente di 200 mila tonnellate di petrolio e 400 tonnellate di fluoro.<br />
La movimentazione dei minerali produce l&#8217;equivalente di 20 mila tonnellate di anidride carbonica all&#8217;anno e la costruzione dell&#8217;impianto immette in atmosfera da 100 a 150 mila tonnellate di anidride carbonica, nei cinque anni di vita del cantiere. Si tratta di un&#8217;emissione complessiva di anidride carbonica in atmosfera di quasi un milione di tonnellate.<br />
Se aggiungiamo che una centrale nucleare, per la sua struttura intrinseca che prevede un funzionamento con vapori dell&#8217;acqua a temperatura media (si intende media per un impianto che produce energia elettrica) ha un rendimento pari alla metà di una centrale a metano, se ne conclude che la emissione di anidride carbonica in atmosfera di una centrale nucleare è di poco inferiore a quella di una centrale a gas a ciclo combinato, che, per parte sua, non emette radionuclidi né scarti chimici e minerari radioattivi e non genera tonnellate di scorie radioattive.<br />
La scarsa efficienza termodinamica di una centrale nucleare fa sì che per produrre un chilowatt nucleare occorre quasi il doppio di calore che per un chilowatt di una centrale ordinaria. Per questo occorra un&#8217;enorme quantità di acqua dolce per il raffreddamento. In Francia, ogni anno, le centrali nucleari consumano il 60% di tutta l&#8217;acqua dolce del paese. Naturalmente dopo averla divorata la restituiscono alle falde e all&#8217;atmosfera, ma la condizione di sicurezza dell&#8217;acqua così utilizzata costituiscono un grandissimo problema per il rischi incombente di contaminazione radioattiva delle falde.<br />
Infatti il bombardamento di neutroni al quale sono assoggettati gli impianti nelle loro parti convenzionali, fa si che tutti gli elementi di tenuta, dalle saldature alle guarnizioni, sono assoggettate ad un processo rapido di deperimento, che costringe le centrali a lunghi periodi di sosta per manutenzioni, molto più lunghi delle centrali convenzionali. Questo riduce ulteriormente l&#8217;efficienza delle centrali nucleari e porta con sé un risultato inaspettato. Le centrali ad acqua bollente, nelle quali il liquido che porta il calore entra in contatto con il nucleo e diventa radioattivo, sono state praticamente abbandonate per la insicurezza a lungo termine delle giunzioni. La centrale di Caorso, allo smantellamento, presentava cricche visibili e pericolosissime a livello delle saldature e aveva determinato già consistenti rilasci di radioattività nell&#8217;ambiente.<br />
Un problema a sé è il costo del chilowattora nucleare. Come è noto il costo di una unità di energia elettrica, convenzionale o nucleare, non è un puro costo industriale, ma deriva dalla somma dei costi industriali, di quelli di investimento e di quelli finanziari, diluiti sulla durata dell&#8217;impianto e sulla produttività annua dello stesso.<br />
I nuclearisti, per arrivare a valori del costo unitario comparabili con quello delle centrali convenzionali, per la gran parte già ammortizzate, usano dilatare i tempi di vita degli impianti, portandoli a sessanta anni, contro i quaranta reali e dichiarando un funzionamento annuo dell&#8217;impianto di oltre otto mila ore, contro le settemila effettive, sempre che si vogliano rispettare le norme di sicurezza necessarie. Riportando questi parametri al loro posto accade che, per i costi enormi di costruzione, in continua crescita(la centrale finlandese, uguale a quelle che si vorrebbero costruire in Italia, ha raddoppiato i suoi costi di fabbricazione e i suoi tempi di realizzazione e non si sa ancora come andrà a finire), per i prezzi crescenti del minerale e dei processi di estrazione e trattamento, per i costi di stoccaggio delle scorie e per quelli di smantellamento delle centrali dismesse, il costo del chilowattora nucleare supera, alle stime attuali, gli undici centesimi di euro, al netto delle imposte e degli incentivi. Come si vede è un costo superiore a quello del chilowatt convenzionale e si avvicina a quello dell&#8217;eolico.<br />
In una condizione di questo tipo i privati che gestiranno gli impianti saranno portati, come si dice, a tirare il collo alle centrali, risparmiando sulle manutenzioni e nascondendo i potenziali fattori di rischio. E&#8217; quello che è successo a Three Mile Island e, in altra forma, anche a Chernobyl.<br />
Per ovviare a questo, lo stato italiano -sembra incredibile solo immaginarlo dopo tanto battage pubblicitario- si troverà nella condizione di dover stanziare fondi in bilancio per sostenere economicamente la produzione di energia da fonti nucleari, come fa oggi per quella da fonti rinnovabili.<br />
Ed eccoci arrivati alle energie rinnovabili. Una cosa è assolutamente sicura: la scelta nucleare impedisce quella delle energie rinnovabili, non fosse altro per mancanza di adeguate risorse. La cosa potrà non interessare quelli che aspettano i cospicui finanziamenti pubblici del nucleare per realizzare la colossale abbuffata di lavori pubblici e di costruzioni dell&#8217;inizio di questo millennio.<br />
Colpisce, però, che i nuclearisti, specie quelli di nuova conversione come Chicco Testa, volgano il capo dall&#8217;altra parte difronte ad una semplice verità. Sono quasi settanta anni che si prova a fare energia elettrica da fonti nucleari, senza risolvere il problema dei costi, della sicurezza intrinseca, delle scorie e del confine friabile tra nucleare civile e nucleare militare. Sarebbe ora di smettere tanto accanimento terapeutico. Il nucleare è una risposta vecchia a problemi del tutto nuovi.<br />
Le energie rinnovabili costituiscono il futuro scientifico, tecnologico e energetico del mondo. Sono i pilastri su cui si fonda la terza rivoluzione industriale e avviano il tempo della “green economy”. I paesi che verranno tagliati fuori da questa prospettiva rimarranno ai margini dello sviluppo e saranno tributari degli altri su un terreno decisivo per il loro avvenire. Questa è la posta in gioco e, con la scelta nucleare che caldeggiano, i neo convertiti al nucleare avallano una decisione del governo sbagliata e senza avvenire.<br />
E&#8217; in questione un&#8217;enorme scelta strategica di sviluppo. Il governo italiano ha imboccato una strada senza uscita. Per fermarlo c&#8217;è solo una possibilità: raccogliere le firme per il referendum contro il nucleare, proporlo e vincerlo.</p>
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		<title>Ambiente: sgambetto italiano</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 08:53:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Brutti</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Ambiente]]></category>

		<category><![CDATA[Dipartimento Ambiente IDV]]></category>

		<category><![CDATA[clima]]></category>

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		<description><![CDATA[I grandi e i meno grandi del mondo stanno riunendosi a Copenhagen per trovare un accordo sul riscaldamento globale, una questione fondamentale per il destino futuro della nostra civiltà. Il nostro pianeta sta avviandosi verso una fase forse irreversibile di riscaldamento globale, provocato dall&#8217;immissione in atmosfera di gas serra prodotti dall&#8217;uso di combustibili fossili per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>I grandi e i meno grandi del mondo stanno riunendosi a Copenhagen per trovare un accordo sul riscaldamento globale, una questione fondamentale per il destino futuro della nostra civiltà. Il nostro pianeta sta avviandosi verso una fase forse irreversibile di riscaldamento globale, provocato dall&#8217;immissione in atmosfera di gas serra prodotti dall&#8217;uso di combustibili fossili per la produzione dell&#8217;energia. Le materie prime fossili, prime tra tutte il petrolio e il carbone, non sono inesauribili e cresce di anno in anno la loro richiesta, soprattutto con l&#8217;affacciarsi alle soglie dello sviluppo dei paesi emergenti dell&#8217;est asiatico, del Sudamerica e dell&#8217;Africa.</p>
<p>Questi due processi, lasciati a loro stessi, avranno effetti devastanti, per i mutamenti climatici che provocheranno e per l&#8217;inarrestabile aumento dei prezzi delle materie prime energetiche. Già oggi, durante la crisi che ha portato il prezzo del barile di petrolio a 47 dollari, sono stati scambiati futures petroliferi basati su un prezzo del barile, per l&#8217;anno prossimo, di oltre 160 dollari.</p>
<p>Se a Copenhagen ci sarà un accordo generale che non smentisca il protocollo di Kyoto si riuscirà a contenere il riscaldamento globale entro i 2 gradi centigradi per il 2050.</p>
<p>Il ruolo dell&#8217;Europa sarà fondamentale, dal momento che il nostro continente è quello che più ha rispettato gli obiettivi fissati a Kyoto. La recente direttiva europea del 2009, chiamata 20-20-20, vuole realizzare, entro il 2020, un mix di interventi che conducano l&#8217;Europa nel suo insieme a ridurre del 20% i consumi,di aumentare del 20% l&#8217;efficienza energetica e di produrre energia da fonti rinnovabili per il 20% del fabbisogno globale.</p>
<p>Se l&#8217;Europa ha le carte in regola non altrettanto si può dire dell&#8217;Italia. Il nostro paese si muove nelle retrovie dell&#8217;innovazione energetica e attua una forma di resistenza occulta, rivendicando una specificità italiana che vorrebbe per il nostro paese obiettivi meno ambiziosi. Mentre Obama abbandona la dottrina Bush, Berlusconi ne rivendica l&#8217;applicazione per l&#8217;Italia. Secondo gli accordi di Kyoto oggi il nostro paese avrebbe dovuto ridurre le emissioni del 6,5% rispetto al 1992. Invece le ha aumentate del 12,5%. Il ministro Prestigiacomo ha annunciato la nuova mini-dottrina Bush: se i paesi in via di sviluppo non faranno la loro parte, dice la Prestigiacomo, nemmeno noi e l&#8217;Europa la faremo. Con quale credibilità e autorevolezza noi possiamo chiedere ai paesi meno sviluppati del mondo di fare quello che l&#8217;Italia non ha voluto e saputo fare? La conseguenza di questo modo di pensare è la fine della cooperazione internazionale, sostituita dalla tutela miope del proprio particolare. Se i paesi in via di sviluppo facessero in futuro, nella politica energetica, quello che sta facendo e farà l&#8217;Italia lasciamo ogni speranza di sconfiggere il cambiamento climatico globale.</p>
<p>La politica energetica italiana si basa sulla produzione di elettricità dal gas e dal nucleare. La tecnologia nucleare è quella delle centrali francesi di terza generazione, obsoleta e costosa, che non risolve i problemi dello smaltimento delle scorie e dello smantellamento delle centrali esaurite. Questa tecnologia, computando anche i costi di queste due questioni irrisolte, comporta un costo del chilowattora nucleare più alto di quello dalle fonti rinnovabili.</p>
<p>Il nostro no al nucleare è convinto e senza tentennamenti. Qui non si tratta di una scelta reversibile ma dell&#8217;avvio di una strategia energetica che durerà decine di anni. Dobbiamo impedirla cominciando a raccogliere le firme per il referendum che cancelli la scelta nucleare italiana.</p>
<p>Proponiamo una strategia del tutto diversa ed opposta, basata sull&#8217;uso razionale dell&#8217;energia (che consente un risparmio energetico maggiore e più celere dell&#8217;aumento di produzione elettrica delle centrali nucleari previste per i prossimi anni) e sulle energie rinnovabili: il solare termico e fotovoltaico, l&#8217;eolico di nuova generazione, la geotermia, i sistemi di accumulo dell&#8217;energia.</p>
<p>Le tecnologie capaci di fare dell&#8217;energia verde l&#8217;energia del domani sono in enorme sviluppo e i costi sono in diminuzione. I maggiori paesi industrializzati stanno investendo in questa direzione una massa di risorse finanziarie ed umane che farà delle energie rinnovabili il grande volano di sviluppo del prossimo futuro.</p>
<p>Le previsioni dicono che ci si può aspettare un impatto sull&#8217;economia molto superiore a quello che ha avuto la rivoluzione informatica. Siamo, insomma, alla vigilia della terza rivoluzione industriale.</p>
<p>Energie verdi, reti intelligenti, l&#8217;idrogeno come vettore energetico, i sistemi di trasporto con motorizzazioni ecocompatibili, i biocombustibili di seconda generazione che hanno potenzialità equivalenti a quelle delle rimanenti risorse petrolifere senza sottrarre terreno alle coltivazioni destinata all&#8217;alimentazione, Il controllo del ciclo dell&#8217;acqua e il suo recupero, affermando ovunque il principio che l&#8217;acqua è un bene pubblico esauribile e la sua gestione deve essere pubblica, l&#8217;edilizia biocompatibile, l&#8217;urbanistica di riutilizzazione intensiva e le nuove tecnologie di condizionamento degli ambienti urbani.</p>
<p>Questi non sono i titoli, ma i capitoli di un libro che i paesi più avanzati stanno già scrivendo.</p>
<p>L&#8217;Italia non può essere messa ai margini da questa prospettiva strategica. I paesi che domineranno queste nuove tecnologie avranno una posizione di vantaggio competitivo su tutti gli altri e guideranno lo sviluppo. Non è un caso se si muovono in questa direzione paesi come gli USA, la Germania, l&#8217;Inghilterra, la Spagna, la Francia, ma anche la Cina, il Brasile, l&#8217;India e persino l&#8217;Iran. L&#8217;Italia sarà di nuovo tributaria degli altri in un comparto decisivo dello sviluppo. Questo è l&#8217;errore strategico che sta compiendo il Governo di centro destra e noi dobbiamo impedire che si compia questo danno irreparabile per il nostro futuro.</p>
<p>Guardando il ministro dell&#8217;ambiente italiano che si accinge a fare lo sgambetto alla Conferenza sul clima, viene da ripetere “Va, va povero untorello, non sarai tu che sbancherai Copenhagen”. Sbancherai solo l&#8217;Italia.</p>
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